Sul ddl Zan la linea dura del Pd non ha pagato

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
27 OTT 21
Ultimo aggiornamento: 17:00
Immagine di Sul ddl Zan la linea dura del Pd non ha pagato

Le tre "cose" principali

Fatto #1
Il fatto, però, è che qui si è anche mostrato un parlamento riottoso alla disciplina dei gruppi, cosa molto evidente con i voti segreti. E i prossimi appuntamenti grossi diventano una spedizione nella terra incognita. Dalla nuova legge elettorale alla manovra, dalle riforme qualificanti di Mario Draghi (gira voce che domani intenda portare la legge sulla concorrenza in consiglio dei ministri) alla delega fiscale, per tutte queste tappe c’è un tormento, perché un parlamento che si esprime in modo estemporaneo e non dà nessun ascolto alle decisioni dei partiti, e in modo specifico di quelli che dovrebbero esprimere l’avanguardia dello spirito riformista di questo governo, diventa davvero un pantano con cui nessuno vorrebbe avere a che fare. Fino all’appuntamento clou, quello con l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica.
Fatto #2
E poi a fare politica finisce per provarci, pensa un po’, Matteo Salvini. Che si permette una svirgolata sulle pensioni, per dire che il prossimo governo farà una riforma piena della previdenza e che, per l’immediato, il governo troverà una soluzione che tuteli i lavoratori. Non dice come, ma non fa niente, perché riesce a sembrare più disponibile e più capace di decidere dei sindacati. Insomma, non si fa scavalcare nella sfida pensionistica ma tiene la scena, anche se, palesemente, sta facendo qualche concessione rispetto all’inderogabile conservazione di quota 100.
Fatto #3

Oggi in pillole