DI COSA PARLARE STASERA A CENA

Storia di Vito Crimi, da grigio gerarca a ribelle anti-Grillo

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

A cena potreste tentare una tirata romantico/patetica per l’onore delle armi a un uomo modesto ma, talmente travolto dai fatti, da diventare a modo suo interessante. È il capo politico reggente, già la carica ha bisogno di troppe parole per essere vera, del Movimento 5 stelle. Si chiama Vito Crimi, e ancora lo confondono con un deputato neppure di prima fila di Forza Italia che si chiama Rocco Crimi. In passato, sempre da uomo modesto, sempre un passo indietro, è incorso in tutte le prepotenze, le tracotanze, i gesti maleducati, le protervie da mezzi falliti che improvvisamente hanno un po’ di potere. E poi in tutte le fissazioni grilline, quelle contro i giornalisti (voleva chiudere Radio Radicale e si beccò del gerarca minore da Massimo Bordin), contro gli imprenditori, contro i lobbisti, contro i sindacati, contro tutti, contro chiunque muovesse qualche paglia nel nostro e negli altri paesi. Perché la sua cifra era principalmente lo zero. Tendente a zero, diciamo, perché proprio zero nella vita non si può. Ma, ecco, il desiderio personale e l’ideologica politica coincidevano nell’aspirazione a bloccare tutto, a fermare l’entropia mondiale, a impedire l’espressione, la riflessione, l’iniziativa. Non con strumenti violentemente repressivi evoluti, eh, mica è un proto-dittatore. È, appunto, un gerarca, ma minore, e vocato al nullismo. Con quella bandiera, con uno zero bianco in campo bianco, ha guidato, be’, il suo movimentello politico. Poi succedono quelle rotture di continuità (e di serenità) che, miracolosamente, creano qualcosa dal nulla, simmetrie che si incrinano di quel poco poco, come, si dice, avvenne dopo il big bang perché potesse formarsi almeno un grumo della materia di cui siamo fatti. E anche a Crimi è toccato prendere posizione. Aveva evitato questo momento per mesi e mesi e pure travagliati, da quel giorno sciagurato in cui Luigi Di Maio aveva mollato la stramba carica per lasciarla a lui e resa ancora più stramba da quel “reggente”. Il reggente, ehm, non ha retto e alla fine anche lui è sbottato e nientemeno contro Beppe Grillo. Adesso diranno che lo ha fatto perché sente l’aria che cambia e perché altri ambienti di cui magari si fida gli hanno fatto capire che ormai le cose non stanno più come prima. Sarà pure così, ma oggi, almeno stasera a cena, vogliamo festeggiare il Crimi che discrimina, che osa distinguere e separare. Perché c’è, in lui, qualcosa di universalmente umano. Perché la quiete e la voglia di azzerare tutto un po’ appartengono, come aspirazioni, a tutti, o almeno ci si è caduto qualche volta nella vita. Ma, l’eroico, molto suo malgrado, Crimi, non poteva pensare di cavarsela così facile. Perché Grillo ormai è fuori di sé, ed è passato nella fase della vendetta lucida. Dev’essere andato da qualche avvocato e intima a Crimi di dare inizio al voto su quella piattaforma Rousseau ritenuta dal capo politico reggente dimissionario non più utilizzabile né affidabile. Ecco il testo avvocatesco e leggermente intimidatorio di Grillo. Ma poi si può trattare i 5 stelle anche con toni da statista.

 

 

Le tre "cose" principali

Fatto #1
Intanto il governo sistemava la questione dei licenziamenti (lasciando il blocco solo per il settore tessile fino a fine ottobre) e cominciava a ragionare concretamente di riforma fiscale.

 

Fatto #2
Arriva il conto dei contagi dei post-partita più delicati. La situazione negli stadi si fa sempre più complessa. Fermato, così sembra, l’afflusso incontrollato di tifosi inglesi e ucraini per i quarti di finale degli europei all’Olimpico di Roma.

 

Fatto #3
Intanto in Cina è stata abolita (davvero) la malaria.

 

 

Oggi in pillole

Di più su questi argomenti: