Perché puntare a 500 mila vaccinazioni quotidiane può essere un errore

Idee e spunti su quello che succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
6 APR 21
Ultimo aggiornamento: 16:30
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Allora, aver indicato come possibile la quota di 500 mila vaccinazioni quotidiane è stato forse un errore, se non altro di comunicazione. Anche perché con numeri inferiori, ma raggiungibili con più probabilità, i risultati si otterranno ugualmente, grazie all’effetto delle restrizioni previste comunque ancora per l’intero mese di aprile e ad altri benefici derivanti dalla diffusione di cure, a partire da quelle con anticorpi monoclonali. A indurre continuamente in errori di comunicazione o di rappresentazione della situazione corrente è il parossismo della copertura di un evento sanitario con la logica del vecchio programma radiofonico tutto il calcio minuto per minuto. Questo porta anche a evidenziare i casi indecidibili, come capita ad esempio con i ricorrenti e allarmanti titoli sui reparti di terapia intensiva in cui si è “costretti a scegliere chi curare”. Non è così, ovviamente, e nessuno sceglie, ma la pratica ospedaliera, sempre, è fatta anche di priorità basate su una logica incontrovertibile con cui si punta a ottimizzare le cure ragionevolmente possibili per tutti. E anche le classi di età da vaccinare, se la campagna viene seguita con parossismo, daranno sempre luogo ad apparenti dilemmi insanabili, ci sarà sempre, nell’analisi puntuale fino al singolo istante e alla singola persona, qualche caso di ingiustizia. Ma l’obiettivo di una campagna vaccinale è il raggiungimento della sicurezza per tutti, non per qualcuno. Guardatela da questo punto di vista e vi apparirà tutto meno contorto e meno assurdo. Allo stesso modo sarà chiaro che la campagna ha senso solo se è mondiale, perché lasciare interi paesi molto indietro non farà altro che creare spazi di crescita e di mutazione per il virus.

Le tre "cose" principali

Fatto #1
Fatto #2
Fatto #3

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