La giornata dei ritorni all'ovile per la politica italiana

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi
1 DIC 20
Ultimo aggiornamento: 16:01
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Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Giornata dei ritorni all’ovile. C’è un Luigi Di Maio che riapre il dossier Autostrade senza dialogare con gli altri nel governo, la coppia Giorgia Meloni e Matteo Salvini che se la prende con una piccola iniziativa, come la lotteria degli scontrini, e fa di questa lotta un po’ grottesca una bandiera di libertà, ma soprattutto c’è Forza Italia che si sfila all’improvviso dalla maggioranza Ursula e si mette per traverso a quel Mes di cui pure lo stesso Silvio Berlusconi aveva più volte richiesto l’utilizzo (e ora, tra l’altro, come è noto non si discute neppure di utilizzo ma di cambiarne le regole, come da impegno del parlamento italiano). E’ stata la parlamentare Licia Ronzulli, di Forza Italia ma molto dialogante con la Lega, ad anticipare questa intenzione, tra lo stupore dei sui colleghi di partito più europeisti. Poi è arrivata la conferma più autorevole alla linea del no, quella Berlusconi. Per il governo significa dover serrare i ranghi in un momento difficile e la prova, da qui ai primi di gennaio, se non interverranno nuovi ripensamenti, diventa difficile. E torniamo a Di Maio, come sempre il capo politico vero dei 5 stelle sventola qualche bandiera del movimento quando deve far digerire la scelta di ammainarne altre. E allora la provocazione improvvisa su Autostrade potrebbe servire a preparare il voto favorevole al Mes.

Le tre "cose" principali

Fatto #1
Allora, il governo e per la verità l’intera politica italiana si barcamenano sul Mes, tra fissazioni grilline e bandiere dell’opposizione, e avviano la pratica dell’uso dei fondi Next Generation Eu finalmente con un certo slancio (le polemiche sui 300 lasciatele ai puntuti che vogliono farsi notare, insomma le persone come Carlo Calenda, perché ne serviranno anche molti di più di tecnici ed esperti da mettere al lavoro per completare i progetti su cui impegnare i finanziamenti e il fondo perduto destinati all’Italia e l’importante è che ci sia una guida responsabile, piazzata a Palazzo Chigi). Il mondo comincia a guardare alla ripresa, quella vera e non la fiammata, comunque confortante, del terzo trimestre 2020. Oggi è stata l’Ocse a cominciare a inquadrare la situazione e ha dato stime interessanti, con l’Europa vista meglio di quanto gli economisti Ocse immaginassero qualche mese fa e l’Italia invece rivista leggermente al ribasso. In ogni caso restano valide le previsioni che fissano in due anni il tempo per recuperare il Pil perso nell’anno in corso. Ma lo choc è stato talmente forte che anche il recupero di produzione, consumi, redditi e valori patrimoniali non sarà una semplice riproposizione dell’esistente ma comporterà cambiamenti nella distribuzione della ricchezza nazionale e modifiche alla struttura dei consumi (pensate solo al lascito della maggiore digitalizzazione, forzata dalle regole della pandemia). In ogni caso, anche con il piccolo ribasso delle stime, è importante che l’Ocse attesti il dinamismo dell’economia italiana, dalla quale si attende un 2021 con Pil in salita del 4,3%. Anche se ovviamente novembre 2020 fa segnare un rallentamento della produzione industriale a causa delle note misure di contenimento dei rischi e quindi degli spostamenti e della vita sociale. Una frenata che non toglie, appunto, le speranze sul 2021 e l’Ocse chiama il suo rapporto con un titolo espressivo: trasformare le speranze in realtà.
Fatto #2
Fatto #3

Oggi in pillole