Percorsi di guerra
Madrid si fa da sola il suo memorandum. Tagli e tasse per 65 miliardi
Se l’Italia ha intrapreso “un percorso di guerra durissimo”, come ha detto ieri il premier Mario Monti all’assemblea dell’Abi, la Spagna è già nel pieno del combattimento, a giudicare dalle misure annunciate dal governo di Madrid e dalla mattinata di guerriglia vissuta nella capitale, con i violenti scontri tra i minatori delle Asturie e la polizia. Il premier conservatore, Mariano Rajoy, sta per promuovere infatti una manovra da 65 miliardi di euro, tra tagli alla spesa pubblica e aumenti di tasse, da realizzare nei prossimi due anni e mezzo.

Se l’Italia ha intrapreso “un percorso di guerra durissimo”, come ha detto ieri il premier Mario Monti all’assemblea dell’Abi, la Spagna è già nel pieno del combattimento, a giudicare dalle misure annunciate dal governo di Madrid e dalla mattinata di guerriglia vissuta nella capitale, con i violenti scontri tra i minatori delle Asturie e la polizia. Il premier conservatore, Mariano Rajoy, sta per promuovere infatti una manovra da 65 miliardi di euro, tra tagli alla spesa pubblica e aumenti di tasse, da realizzare nei prossimi due anni e mezzo. Per avere un’idea dell’ordine di grandezza, la spending review appena approvata dal governo italiano prevede tagli per 23 miliardi di euro in tre anni, su un prodotto interno lordo maggiore del 25 per cento rispetto a quello iberico.
Le misure di ieri, che potrebbero essere approvate in Consiglio dei ministri già venerdì, sembrano una contropartita – seppure non esplicita, e senza che Madrid sia oggetto di un salvataggio internazionale in stile Grecia – per l’allentamento degli obiettivi di bilancio che lo stesso governo spagnolo aveva ottenuto tra lunedì e martedì all’ultimo vertice europeo: la Spagna potrà infatti tornare a un rapporto deficit/pil inferiore al 3 per cento nel 2014, invece che l’anno prossimo. Resta il fatto, per usare le parole di Rajoy, che il paese “sta attraversando la seconda peggiore recessione di sempre, e nel 2013 la crescita potrebbe essere vicina allo zero”. Per questo già da lunedì l’Iva passerà dal 18 al 21 per cento, il finanziamento pubblico a partiti e sindacati sarà ridotto del 20 per cento, diminuirà il sussidio di disoccupazione dopo il sesto mese di erogazione, scenderà del 30 per cento il numero di consiglieri locali eletti, e saranno eliminate le tredicesime per tutti i dipendenti pubblici. Insomma, è come se le “condizionalità” annesse ai bailout della Troika (Bce-Ue-Fmi) nei casi di Grecia, Portogallo e Irlanda tornassero in campo senza bisogno per le autorità di Madrid di firmare memorandum di sorta. Anche perché, a dire il vero, di memorandum la leadership spagnola ne sta firmando un altro, quello per ottenere 100 miliardi di aiuti per le sue banche.
Come ha spiegato ieri l’economista Mario Seminerio sul suo blog Phastidio.net, in cambio della ricapitalizzazione del sistema del credito spagnolo “l’Ue richiede l’azzeramento del capitale azionario delle banche (cioè che i loro attuali azionisti vengano spazzati via), ma anche del debito subordinato”. Una misura che ristabilisce il principio che chi sbaglia paga, certo, ma che lascia irrisolto “il non trascurabile problema che i subordinati bancari sono stati venduti a mani basse dalle banche ai piccoli risparmiatori, che non hanno certo la cultura finanziaria per comprendere la rischiosità implicita di simili prodotti”. Alla prossima riunione dei ministri delle Finanze dell’Eurozona, prevista per il 20 luglio, Madrid firmerà comunque il memorandum, avendo un disperato bisogno della prima tranche da 30 miliardi di euro che dovrebbe arrivare entro fine mese. Nel frattempo, sempre nell’ottica di rassicurare gli investitori internazionali, si procede con il rigore fiscale: “Sono il primo ad adottare misure che non mi piacciono – ha detto Rajoy in Parlamento – Ma non c’è altra soluzione. Ho detto che avrei abbassato le tasse e le ho alzate. Ma sono cambiate le circostanze e dobbiamo adattarci a esse”.
Arrivano anche i minatori in rivolta
Javi Gallego, corrispondente da Bruxelles per il quotidiano conservatore El Mundo, ha scritto su Twitter: “Non era Rajoy a parlare, ma una fusione indemoniata di Draghi, Rehn e Merkel”. E il rigore fiscale, in dosi così massicce, si presta evidentemente a metafore belliche, tanto che ieri il País, giornale spagnolo di tendenza liberal, chiosava così il discorso del premier Rajoy: “Un discorso churchilliano di sangue, sudore e lacrime”. Intanto ieri a Madrid ci sono stati violenti scontri tra la polizia e i minatori che protestano contro il taglio dei sussidi al settore, dopo una marcia durata giorni e partita dal nord del paese.
Arrivano anche i minatori in rivolta
Javi Gallego, corrispondente da Bruxelles per il quotidiano conservatore El Mundo, ha scritto su Twitter: “Non era Rajoy a parlare, ma una fusione indemoniata di Draghi, Rehn e Merkel”. E il rigore fiscale, in dosi così massicce, si presta evidentemente a metafore belliche, tanto che ieri il País, giornale spagnolo di tendenza liberal, chiosava così il discorso del premier Rajoy: “Un discorso churchilliano di sangue, sudore e lacrime”. Intanto ieri a Madrid ci sono stati violenti scontri tra la polizia e i minatori che protestano contro il taglio dei sussidi al settore, dopo una marcia durata giorni e partita dal nord del paese.