Misticismo o igiene mentale: da Elémire Zolla allo yoga

Alfonso Berardinelli

L’eredità della “filosofia perenne”, corrotta dalle tendenza mondane e dai piaceri nocivi perché possono diventare mode anche cose molto serie

Può essere solo un caso, eppure non va affatto escluso che, come nella logica illogica della nostra attività onirica, una quantità di elementi eterogenei della vita di veglia e della stessa realtà si attraggano misteriosamente tra loro. Ho scritto tempo fa su queste pagine che Elémire Zolla è all’origine del falso misticismo di Calasso, Cacciari e Agamben ed ecco che pochi giorni dopo apprendo che c’è stato a Frascati un convegno su Zolla in cui proprio Cacciari è stato chiamato a tenere una sua lectio. L’indagatore e illustratore indefesso di una “filosofia perenne” occidentale e orientale, che in Italia è stato Zolla per decenni, riemerge da un immeritato oblio. Nel corso della sua vita restò un poco apprezzato e malinteso, isolato nel nostro paese; ma gli interessi, le ricerche, le competenze che coltivò avevano alle spalle, nel mondo, una variegata e non breve storia. Cito solo qualche primo esempio che mi viene in mente. Il pensatore francese René Guénon (1886-1951) fu un metafisico interreligioso, teorizzò il valore delle tradizioni, si convertì all’islam ma scrisse anche un libro sul Vedanta indiano. Christopher Isherwood, disapprovato dal suo amico Auden, divenne allievo, in California, di uno swami neoinduista e in omaggio a lui scrisse il libro “Ramakrishna” e i suoi discepoli. Aldous Huxley scrisse anche lui un “The Perennial Philosophy” e si dedicò, incoraggiandola in altri scrittori, Elsa Morante compresa, alla sperimentazione di allucinogeni come via breve alla rivelazione di verità assolute. Non c’è bisogno di ricordare le notissime, pittoresche esperienze indiane dei Beatles: ma in quegli anni tutta la vicenda era già precipitata, con il precedente della Beat Generation, nel madornale equivoco di mettere insieme mistica orientale e droghe. Lo stesso Calasso, così erudito, si compiacque di dire che apprezzava molto i fragranti panetti di hashish. Si potrebbe continuare: più si scende in basso nel livello di cultura e più le confusioni e le approssimazioni si moltiplicano. Non sono tuttavia esclusi, come si vede, i casi in cui dei super intellettuali cadono o decidono di voler cadere nell’equivoco. Un’affascinante vicina di casa, a cui un paio d’anni prima avevo detto, suggestionato dal suo sguardo, che era così bella da mettere in soggezione, mi rivela ora di essere diventata “maestra di yoga”, senza rendersi conto di quello che dice e, probabilmente, di quello che fa. Nello yoga come nel buddhismo è non solo sconsigliato, ma vietato anche l’uso di bevande alcoliche e le discipline prescritte spaventerebbero, credo, la maggioranza assoluta dei nostri sacerdoti, prelati e monaci cristiani di oggi.


Possono diventare mode anche cose molto serie. Quello che non è serio è il modo in cui si fanno cose serie perché spinti poco seriamente dalla moda. Si possono citare aforismi del Buddha che sembrano indicare qualcosa di facilmente accessibile a chiunque, tanto è vero che lo consigliano tutti i giorni ai ragazzi sia i genitori sia gli insegnanti: eppure si tratta di qualcosa tutt’altro che facile. Per esempio: “Gli sciocchi sono dediti alla distrazione. La persona saggia custodisce invece l’attenzione come la ricchezza più preziosa”.


Per le funzioni cerebrali e le facoltà mentali ovviamente il livello alto o basso di attenzione è decisivo. Non c’è capacità che non venga migliorata o peggiorata dal livello di attenzione con cui la si esercita. Ma l’attenzione è favorita o minata dalle continue interruzioni e interferenze che oggi sono diventate più che in passato la regola. Un articolo di Gianfranco Ravasi uscito domenica scorsa sul Sole 24 Ore parla di tre libri dedicati all’importanza del rapporto fra corporeità, posizione e atteggiamento fisico sia nel pregare sia nel dormire. L’articolo è illustrato da una bella foto in cui un giovanissimo monaco novizio buddhista, quasi un bambino, dorme beato durante una cerimonia. Bisogna avere una buona e giusta vita di veglia per poter dormire con un tale abbandono e un tale senso di profondo riposo, una tale distanza dalle ansie e angosce che travagliano la vita e il mondo. Come sappiamo tutti, per addormentarsi è meglio sospendere ogni attività mentale volontaria, mettere a tacere l’Io volitivo. La ragione psico-energetica per cui i piaceri sono così attraenti è che fondono insieme la maggiore attenzione e la maggiore sospensione dello sforzo di volontà. Se non voglio altro che quello che sto facendo, se il piacere di farlo è appagante, ogni distrazione scompare. Ovviamente questo non è uno stato mistico e bisogna sapere che piaceri nocivi che creeranno cocenti rimorsi e guai pratici, guasteranno in futuro sia il piacere sia l’attenzione. Questo è il primo articolo di ogni buon senso e filosofia perenne. 

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