Lo storico inviato di Report Nerazzini dà del "mafioso" a Ranucci: "Megalomane e disperato"

"Ho cercato di non replicare perché è quasi impossibile farlo se non a tono, e il suo tono è un mix micidiale di insinuazione, mafiosità e falsità", scrive il giornalista, attaccato su Facebook dall'ex conduttore di Report

9 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 11:00
Immagine di Lo storico inviato di Report Nerazzini dà del "mafioso" a Ranucci: "Megalomane e disperato"

Foto ANSA

"Sfiancato, eppure non sorpreso, devo occuparmi delle falsità sparate da Sigfrido Ranucci sul mio conto mercoledì 30 settembre nel suo ennesimo post scompigliato e violento". È così che ha inizio il lungo messaggio che Alberto Nerazzini, giornalista investigativo prima a Report (di cui è stato storico inviato) e poi a La7 in un programma con Corrado Formigli, ha affidato a Facebook per rispondere all'ex conduttore del programma di Rai 3. Alla base di tutto, come spiega lo stesso Nerazzini, c'è uno spezzone (diffuso dal programma Filorosso) di un panel dal titolo "Il Caso Report" proposto domenica 27 settembre a Modena nell'ambito del DIG awards, il festival di giornalismo investigativo cofondato da Nerazzini. Il quale nel video ha detto che Ranucci non ha niente di sinistra, come dimostrerebbe la sua relazione stretta con Lavitola, e di aver subìto “tre censure dal simbolo del giornalismo indipendente Sigfrido Ranucci”. L'ex conduttore di Report, ricondividendo lo spezzone, ha cercato di smontare quanto detto da Nerazzini, motivando i motivi delle tre "censure" e attaccando anche il giornalista di Report Giorgio Mottola. Anche lui – come scriviamo qui – su quello stesso palco.
La risposta di Nerazzini è arrivata poche ore fa. "Sigfrido Ranucci, da poco meno di un anno vittima di un attentato terribile e chissà da quanto di patologie diversamente esplosive, oltretutto acutizzate da malanni stagionali (del paese), forme endemiche di megalomania e bagni quotidiani nella 'sua gente' ", ha scritto. "La situazione è disperata e così è l’uomo, a cui, per giorni, ho cercato di non replicare perché è quasi impossibile farlo se non a tono, e il suo tono è un mix micidiale di insinuazione, mafiosità e falsità". 
Nel post si ripercorre ogni spiegazione scritta da Ranucci. Il quale, sulla prima inchiesta "censurata" ("chissà, magari la nuova gestione di Report potrebbe essere interessata", dice Nerazzini) dice: "Da dirigente, ho evitato che la vicenda potesse mettere nei guai sia la Rai sia lo stesso Nerazzini. Di questo ho prove e testimonianze". Per Nerazzini invece "tutto ciò che però Ranucci aggiunge non solo è falso, è diffamatorio. Mi consola che la curiosità innegabile per le "prove e le testimonianze" può comunque essere soddisfatta, perché questa è materia per querele giuste e avvocati liberi", scrive.
La questione si fa più seria quando nel suo post Ranucci scrive: "Su altre vicende — come le collette che abbiamo fatto come gruppo per ricomprare a Nerazzini le attrezzature di produzione che risultavano rubate in diversi furti — preferisco tacere". Nerazzini replica: "Eccolo, il tono da mafiosetto carico di insinuazioni. L’amicizia con Lavitola è eccezionale e dichiarata, del resto è l’unica persona che in questi mesi furibondi non ha mai offeso e alla quale non ha mai rifilato manco una mezza, e doverosa, parola di critica, ma è un’amicizia che deve davvero avere basi solide", scrive il giornalista. "Però su questo non transigo e mi rivolgo direttamente alla persona che conosco da una ventina d’anni e con cui, per una decina, ho lavorato. Non ti permettere, caro Sigfrido, di sparlare a vanvera su vicende dolorosissime e feroci che hanno colpito la mia vita professionale e personale, coinvolgendo in maniera pesante anche la mia compagna". 
Nerazzini smentisce l'esistenza della colletta menzionata da Ranucci: "Questa ulteriore e insopportabile falsità può essere facilmente smentita da decine di colleghi e collaboratori di Report". Per poi chiudere dal punto in cui ha partito. "Un festival come DIG non poteva non occuparsi della vicenda che ti riguarda e che travolge un programma a cui siamo legati in tantissimi, mica solo 'la tua gente'", scrive il giornalista. "Quando i giornalisti o i magistrati non lavorano bene e secondo etica, qualsiasi democrazia traballa e va dritto all’inferno. Simple as that".