Un'Italia viva e capace di rispondere alle emergenze

I dati Istat parlano di un paese all’avanguardia nella protezione delle persone, anche di fronte al caldo eccezionale di giugno 2026
1 OTT 26
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Foto ANSA

L’Istat ci ha appena fornito il numero dei morti del mese di giugno 2026: 49.446. Perché ci dica qualcosa dobbiamo confrontarlo col dato dell’anno prima. Nel giugno del 2025 i morti erano stati 50.455. Dunque rispetto al giugno 2025 a giugno di quest’anno abbiamo registrato 1.009 morti in meno, pari al 2 per cento di morti in meno.
Giugno 2026 è stato un mese a metà: per un po’ un mese dello stesso caldo dell’anno prima, per un po’ un mese del caldo opprimente, eccessivo, di quest’anno. Che i morti a giugno siano non aumentati bensì diminuiti rispetto a un anno prima è dunque un bel segnale. Non abbiamo la sfera di cristallo e non sappiamo cosa ci dirà l’Istat dei morti di luglio e agosto di quest’anno, non possiamo che aspettare. E tuttavia il dato di giugno 2026, per quel che può significare trattandosi di un solo mese, non è estroverso ma ci conferma che, contrariamente a quel che è il senso comune, e a quel che sarebbe da aspettarsi a sentire i servizi televisivi e a leggere la pletora dei quotidiani con in prima pagina individui stralunati sotto le cannelle, a guazzo nelle fontane, cappelli pigiati in testa, ombrelli inastati per ripararsi dall’impietosita’ di un sole incessante, è difficile morire di caldo. E infatti la tendenza che vale pressoché dal primo decennio del secondo dopoguerra a oggi è inappellabile: l’aumento medio delle temperature non ha fatto che accompagnare lo straordinario viaggio del popolo italiano alla conquista delle primissime posizioni al mondo in fatto di speranza di vita o vita media alla nascita. Detto diversamente: l’aumento delle temperature dei mesi più caldi ha mediamente coinciso con un abbassamento della mortalità proprio in questi mesi. Non è del caldo, non almeno fino ad oggi, per il domani si vedrà, che c’è da temere, quanto piuttosto del freddo; è il freddo che fa aumentare la mortalità, il caldo, anche il grande caldo, ne ha propiziato la discesa, la contrazione.
Aspettiamo dunque di vedere cosa ci dirà l’Istat dei morti dei mesi di luglio e agosto di quest’anno, ma intanto non possiamo non annotare come pure in questi mesi in certo senso e per più aspetti tormentosi in nessun luogo, in nessuna città grande e piccola del nostro paese, abbiamo registrato episodi di collasso dei servizi: nessun pronto soccorso è scoppiato, nessun ospedale è andato in tilt, nessuna residenza protetta per anziani ha dovuto chiudere per condizioni insostenibili. Tutto ha continuato a funzionare senza particolari disservizi.
C’è una doppia verità, che risalta da questo stato delle cose. Due considerazioni da ricavare che non possono essere messe in dubbio.
La prima: viviamo in tempi di formidabile elasticità di pensiero e operativa. Durante il Covid ci siamo inventati il lavoro da remoto, via internet. Il Covid ha dato la stura all’innovazione che, col grande caldo canicolare che da eccezione si fa normalità, è destinata a investire in pieno l’organizzazione del lavoro – sedi orari e modalità; i ritmi, gli spazi e i percorsi delle città; l’articolazione dei servizi sociali e sanitari, a cominciare da quelli di pronto intervento e di soccorso agli anziani e alle persone fragili, perché meglio aderiscano ai bisogni del territorio e delle situazioni della vita, straordinarie e non.
La seconda: oggi le autorità e le istituzioni che hanno un ruolo negli eventi calamitosi di minore o maggiore prevedibilità, nello scoppio di un’epidemia come di un’ondata di calore straordinaria, prolungata e pericolosa, hanno meccanismi e modelli operativi capaci di attivarsi e produrre contromisure efficaci per sbarrare la strada alla diffusione di un virus come alle conseguenze più temibili del cambiamento climatico. Per carità non tutto va come si vorrebbe, molte sono le lentezze e le inefficienze, molte le aree geografiche dove gli standard non sono all’altezza, per non dire che molti modelli operativi sono ancora da inventare, ma il nostro è un paese all’avanguardia, non alla retroguardia nella protezione delle persone e della vita delle persone.
Dovremmo ricordarcene di più, piuttosto che passare da un allarme a un altro.