Il bavaglio sognato da Ranucci

Sigfrido attacca i giornalisti che danno notizie sul suo conto, ma non l’amico che gli ha messo la bomba sotto casa 

26 SET 26
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Sigfrido Ranucci ha un problema con il giornalismo e la libertà di stampa. Dice di essere vittima di una “character assassination” che “non ha precedenti nella storia del nostro paese, ma forse anche a livello mondiale” (Ranucci è sempre misurato). Ma ogni giorno attacca sui social un giornalista colpevole di aver dato una notizia, dandolo in pasto al suo milione di seguaci. “Ennesimo falso di Libero. I contenuti dell’intervista furono concordati e dettati da me. E revisionati da me”, scrive.
Ma Libero non s’è inventato nulla. Giacomo Amadori, uno dei più bravi giornalisti d’inchiesta, scrive che l’ex compagna di Valter Lavitola, Natalia Potenza, ha riferito ai pm che l’intervista di Ranucci a un giornale dello Zimbabwe per difendere gli interessi del suo amico-attentatore “l’ha scritta Lavitola, che poi l’ha inviata a Ranucci”. Amadori descrive le prove consegnate dalla Potenza agli inquirenti sulla genesi dell’intervista. Non si sa se sia davvero andata così, ma non è una fake news. Forse la Potenza ha detto il falso ai pm, ma Amadori ha scritto il vero quando ha riportato ciò che la donna ha detto ai pm. (Capone segue a pagina quattro)
Oltre a bollare qualsiasi notizia sull’evoluzione delle indagini come “fake news”, Ranucci aggiunge offese o discredito su giornali, editori e giornalisti. “Ennesimo falso di Open. Non ho mai avuto interessi nelle attività di Valter Lavitola, figuriamoci nelle terre rare – dice in un post Ranucci –. A scrivere di presunti miei interessi, su Open, è Alessandro D’Amato che in un'intervista ha dichiarato di aver preso soldi per scrivere un libro finalizzato a ripulire la reputazione di Lavitola”. Ancora una volta: l’articolo riportava che le indagini dei pm si stavano indirizzando sul business delle terre rare in Africa, notizia apparsa la mattina su tanti altri giornali (dal Corriere della Sera al Messaggero). Perché delegittimare un giornalista per i rapporti professionali con Lavitola, che peraltro sono meno stretti di quelli tra Sigfrido e l’“amico fraterno” Valter?
“Ennesimo falso rilanciato da Il Giornale del gruppo Angelucci, parlamentare della Lega, diretto da Tommaso Cerno, compagno di un parlamentare di FdI”, scrive in un post su un articolo che parlava di presunti legami economici tra Ranucci e Lavitola riferiti dalla Potenza ai pm.
E ancora: “Oggi Libero, ripreso da Open di Mentana e Franco Bechis, detto ‘Fosca’ parla di una foto proveniente da uno scatto di investigatori o servizi segreti, in merito a un presunto bacio tre me e Maria Rosaria Boccia. E’ una fake e la foto a cui fanno riferimento, che ho recuperato dalla chat, è stata evidentemente realizzata con Intelligenza artificiale. Giusto per farvi capire cosa state finanziando con il vostro denaro pubblico. Il direttore è Sallusti, graziato dal carcere, che ha chiesto e ottenuto con FdI la sospensione delle repliche estive di Report. Il governo su questo uso della stampa tace”. Ancora una volta, in quell’articolo sempre Amadori riportava che la Potenza in un interrogatorio ai pm aveva raccontato che Lavitola le disse: “Questo scemo (Ranucci, ndr) non può più essere candidato. Ci hanno fatto vedere una foto in cui Sigfrido si bacia con la Boccia”. La fake news è, eventualmente, di Potenza se ha inventato questo dialogo. Al limite di Lavitola, se ha raccontato una cosa falsa all’ex compagna. Ma di certo non del cronista, che ha riportato una cosa vera riferita agli inquirenti.
E invece no. Ranucci spara al messaggero. Non riesce a esprimere una parola di condanna nei confronti di chi gli ha messo la bomba sotto casa (Lavitola “non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia”, è stata la sua dichiarazione più forte), non denuncia chi suppostamente dice cose false ai pm come l’ex compagna del suo amico-bombarolo, ma manganella i giornalisti che fanno il loro mestiere. Non sarà la più grande della storia e del mondo, ma si chiama character assassination.