I 450 miliardi buttati senza comprare un solo condizionatore per le scuole

Tra il Superbonus e il Pnrr non un euro è stato previsto per adeguare gli edifici scolastici all’aumento delle temperature: solo il 6-7% ha la climatizzazione

5 SET 26
Ultimo aggiornamento: 11:24
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Fa troppo caldo, bisogna rinviare l’inizio dell’anno scolastico a ottobre. La richiesta è partita online ed è stata raccolta da molti insegnanti, ovviamente da alcuni sindacati e persino da tanti genitori. Tutti giustamente preoccupati per le condizioni insostenibili e rischiose per la salute psicofisica di docenti, lavoratori e alunni. Servirebbero i climatizzatori nelle aule, ma non ci sono i soldi e soprattutto non c’è tempo. Ora. Perché in passato ci sono stati entrambi, ma entrambi sono stati sprecati.
Quando nel 2020 c’è stato il Covid, l’Italia è stato il paese che ha chiuso le scuole più a lungo in Europa: 341 giorni, rispetto a una media di 138. All’epoca, una delle discussioni più importanti era l’aerazione delle aule: portare impianti di ventilazione in tutte le scuole era un obiettivo condiviso e prioritario. E le risorse, negli anni successivi, non sono di certo state un problema. Tra il Superbonus e il Pnrr sono stati spesi 450 miliardi di euro, ma non un euro è stato previsto per adeguare gli edifici scolastici all’aumento delle temperature: abbiamo messo i cappotti termici alle ville al mare, ma non l’aria condizionata nelle scuole. Così allo stato attuale, su circa 60 mila scuole, solo il 6-7 per cento ha la climatizzazione. Il ministro Valditara ha stanziato 20 milioni di euro, sufficienti a rinfrescare appena 3-400 aule: per gli inutili banchi a rotelle il governo Conte spese 120 milioni.
Così, dopo sei anni e 450 miliardi, la soluzione è sempre la stessa: scuole chiuse. In fondo anche ai sindacati va bene così, d’altronde tra i tanti scioperi fatti – da Gaza al neoliberismo al climate change– non se ne ricorda uno per l’aria condizionata.