Il Pd conferma di voler comprare l'Unità: "Deve tornare a casa". L'editore Romeo: "Valutiamo anche altre manifestazioni di interesse"

"Siamo pronti ad acquistare subito la testata a un prezzo superiore a quello dell'acquisto all'asta del 2022. La nostra proposta è sul tavolo", spiegano dal partito con un post sui social. Si punta a chiudere entro settembre. L'editore risponde: "La proposta del Pd oggi non c'è"

11 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 17:35
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"L'Unità deve tornare a casa. Da oltre un anno il Partito democratico lavora perché l'Unità torni nella disponibilità della comunità politica alla quale la sua storia è legata. Lo abbiamo fatto con discrezione, serietà e prudenza. Oggi, dopo la sospensione delle pubblicazioni, sentiamo il dovere di dire con chiarezza che la nostra disponibilità è piena e concreta". Lo scrive il Pd sui social, annunciando l'intenzione di voler acquisire la storica testata giornalistica, attualmente nelle mani dell'editore Alfredo Romeo, che tre anni fa ha l'ha rilevata sottraendola a un fallimento. "Siamo pronti ad acquistare subito la testata a un prezzo superiore a quello dell'acquisto all'asta del 2022. Una proposta limpida: l'Unità torna al Partito democratico, senza compartecipazioni societarie. Abbiamo esaminato anche soluzioni transitorie, fino a un affitto pluriennale con un percorso certo e vincolante verso il riscatto finale". 
A luglio Romeo ha annunciato di aver sospeso le pubblicazioni del quotidiano proprio dopo il fallimento della trattativa con il Pd. Nel comunicato, l'editore ha spiegato di aver manifestato la disponibilità a cedere l’Unità a un prezzo puramente simbolico, sottolineando come l’operazione non fosse mai stata guidata da logiche di profitto, ma dalla volontà di preservare e poi restituire il giornale al suo contesto originario. Tuttavia il Pd ha deciso di non dare seguito alla trattativa. La questione oggi sembra cambiata
"A differenza del passato, non cerchiamo investitori perché siamo nelle condizioni di acquistare e rilanciare il giornale", si specifica nel post. "Possiamo assumere questo impegno perché in questi tre anni di segreteria Schlein abbiamo rimesso in sicurezza il Pd. Il bilancio 2025 si è chiuso con un utile superiore a 3,6 milioni e un patrimonio netto oltre 5,5 milioni. Il miglior bilancio degli ultimi 15 anni". Il partito ricorda poi di aver chiuso la cassa integrazione per i dipendenti, ma anche risanato i conti e aumentato fortemente le risorse destinate ai territori. "Grazie a questo il 2x1000 continua a crescere: già i dati a luglio di questo anno ci dicono che 524.840 cittadini hanno scelto il Pd, per oltre 8,1 milioni di euro; cioè le stesse risorse che nel 2023 abbiamo raccolto non in sei mesi ma in dodici". Di fronte a questi numeri positivi "accogliamo volentieri l'appello rivolto a Romeo e al Pd da tante personalità della cultura e dell'informazione: da Edith Bruck a Dacia Maraini, Gad Lerner, Nadia Urbinati, Anna Foa, Moni Ovadia, Ivano Fossati e molti altri. Perdere la voce dell'Unità sarebbe un impoverimento per tutta la sinistra italiana".
L'intenzione del Nazareno sarebbe quella di recuperare lo spirito indicato da Antonio Gramsci, che ha fondato il quotidiano nel 1924. "Non un bollettino di partito ma uno strumento attento a raccogliere le voci e le opinioni di una larga parte del paese. La nostra proposta è sul tavolo. Prima che si imbocchino altre strade, ci auguriamo che prevalga la volontà di riconsegnare l'Unità al suo popolo", conclude il post. "Sarebbe bello poter presentare la nuova Unità già nei giorni di settembre alla Festa nazionale di Reggio Emilia. Non per nostalgia. Ma perché una sinistra che vuole cambiare il Paese ha bisogno anche di luoghi nei quali costruire idee, cultura e pensiero". 

La risposta di Romeo Editore: "La proposta del Pd oggi non c'è"

La risposta di Romeo è arrivata nel pomeriggio. "Abbiamo letto le dichiarazioni con cui il Partito democratico rivendica la volontà di riportare l'Unità nella propria disponibilità. È una posizione legittima, come legittima — in una democrazia liberale — è la posizione di chi detiene la proprietà di un giornale. In un sistema fondato sulla proprietà privata e sulla libertà d'impresa, non può essere il desiderio di un partito a dettare le regole del mercato". Fin da quando la testata fu rilevata – ha spiegato l'editore – sottraendola a un fallimento che ne avrebbe decretato la fine, la volontà di Romeo Editore era quella di riportare l'Unità nella sua casa naturale. Una posizione che non è cambiata dall'avvio della lunga trattativa con il Pd. A fronte di un prezzo di cessione sostanzialmente simbolico e della disponibilità a trasferire una società senza debiti, è stato chiesto esclusivamente il mantenimento di una partecipazione di minoranza, priva di qualsiasi potere di controllo o di condizionamento sulla linea politica e editoriale del giornale. Una richiesta – precisa la nota – che non nasceva da logiche di profitto, ma dal desiderio di vedere riconosciuti, anche solo simbolicamente, gli sforzi economici, organizzativi e imprenditoriali sostenuti in questi anni per tenere in vita la testata. Il Partito democratico era ed è naturalmente libero di ritenere questa proposta più o meno compatibile con la propria visione. Ha scelto di non accettarla, ed è una scelta che rispettiamo. Ciò che non si può accettare, a distanza di un anno, è che il Pd affermi — come ha detto oggi il tesoriere del partito — che c'è una sua 'proposta sul tavolo'. Questa proposta oggi non c'è, perché nessuno può stabilire unilateralmente, peraltro a mezzo stampa, delle condizioni. Il mercato funziona diversamente: chi possiede un bene stabilisce a quali condizioni è disposto a cederlo, chi intende acquistarlo decide se accettarle". Di conseguenza, concludono dalla proprietà del giornale., "l'editore si riserva quindi di valutare liberamente altre manifestazioni di interesse ricevute, così come si riserva la possibilità di custodire la testata, per rispetto della sua storia, in attesa che maturino condizioni migliori".