Cronaca
Il punto •
Tutto quello che c'è da sapere sull'arresto a Como di un propagandista jihadista (e della sua rete)
La sovrapposizione tra jihadismo e ambienti neonazisti. E il confine oltre il quale la curiosità per l'estremismo diventa condivisione ideologica. Cosa c'è nelle carte di Como
7 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 17:51

Foto LaPresse
Secondo fonti consultate dal Foglio, l'ordinanza con cui il gip del Tribunale per i minorenni di Milano ha disposto il 30 luglio la custodia cautelare in un istituto penale minorile nei confronti di un sedicenne residente a Como contiene un quadro investigativo molto articolato e una rete interessante da studiare. Il ragazzo è indagato per partecipazione ad associazioni con finalità di terrorismo e, in un secondo capo, per istigazione alla violenza per motivi razziali ed etnici. L'ipotesi degli inquirenti è che, almeno dal febbraio del 2024 fino alla fine di giugno del 2026, abbia frequentato ambienti digitali jihadisti, usato Discord e Reddit, consultato siti riconducibili alla propaganda dello Stato islamico e intrattenuto conversazioni nelle quali avrebbe mostrato adesione a quell'ideologia. Negli atti compare anche una componente neonazista e suprematista, con simboli, immagini e messaggi razzisti e antisemiti.
L'indagine nasce nell'ambito di attività di cooperazione internazionale dedicate al monitoraggio degli ambienti estremisti. Gli investigatori individuano un account "Discord" attivo in una chat jihadista che, tra luglio e settembre del 2025, avrebbe condiviso propaganda riconducibile all'Isis. Da questi accertamenti emergono altre utenze, una delle quali viene collegata alla famiglia del ragazzo. Un passaggio importante arriva dalla Digos di Cagliari: un'utenza intestata al padre ma utilizzata dal minorenne aveva effettuato, tra il 31 luglio e il primo agosto del 2025, connessioni verso siti considerati di matrice jihadista da una struttura ricettiva in Sardegna dove soggiornava la famiglia.
Secondo l'ordinanza, il minorenne utilizzava strumenti destinati a rendere più difficile l'identificazione delle connessioni. Sul telefono viene documentato l'uso di Tor Browser e gli accertamenti evidenziano il ricorso a servizi Vpn. L'analisi del traffico registra accessi ripetuti a un sito in lingua araba che gli investigatori descrivono come una piattaforma di propaganda jihadista. Le intercettazioni consentono poi di individuare un ulteriore account Discord: l'immagine del profilo raffigura la bandiera dell'Isis accompagnata da due armi lunghe. Nella biografia vengono trovati collegamenti che conducono a canali Telegram e ad altri siti con materiale dell'organizzazione terroristica.
Dagli atti emerge anche la sovrapposizione tra jihadismo e ambienti suprematisti e neonazisti. In alcune conversazioni su Discord compaiono saluti nazisti, simboli del Terzo Reich, contenuti antisemiti e materiale razzista. Un canale frequentato dal ragazzo è descritto come uno spazio nel quale circolavano insieme propaganda jihadista, riferimenti al suprematismo bianco e simbologie nazionalsocialiste. Questa contaminazione tra universi estremisti differenti è uno degli aspetti considerati significativi per ricostruire il percorso di radicalizzazione.
Il salto di qualità arriva con la perquisizione del 30 giugno. L'esame del telefono e dei computer sequestrati avrebbe confermato e ampliato il materiale già raccolto. Sul cellulare vengono trovate chat nelle quali il ragazzo manifesta sostegno alle milizie jihadiste e discute della possibilità di unirsi in futuro ai combattenti dello Stato islamico. In alcune conversazioni condivide video con combattimenti, esecuzioni, addestramenti e simboli dell'Isis; in altre compaiono insieme immagini jihadiste e contenuti neonazisti e antisemiti.
Le conversazioni sono uno dei punti centrali dell'impianto accusatorio perché, nella lettura del gip, servono a distinguere la semplice curiosità dalla condivisione ideologica. Il sedicenne, secondo gli atti, manifesta l'intenzione di entrare in futuro nell'organizzazione, prospettando la possibilità di farlo una volta più grande, e lascia intendere di avere già svolto attività legate alla propaganda. In un altro scambio entra in contatto con un interlocutore che racconta di essere stato coinvolto in passato negli ambienti jihadisti e arrestato per questo. Il ragazzo gli chiede come potrebbe aiutarlo qualora riuscisse a raggiungerlo. Per gli investigatori, questi dialoghi mostrano una vicinanza alla narrativa dello Stato islamico che va oltre la semplice osservazione di contenuti estremisti.
La perquisizione porta inoltre al ritrovamento di numerosi file. Su un computer vengono individuati video di addestramento e di esecuzioni prodotti da uno dei rami mediatici ufficiali dello Stato islamico, canti jihadisti tradotti in più lingue e un manifesto propagandistico riconducibile a una struttura mediatica legata ad al Qaeda nel Maghreb islamico. Tra i contenuti sequestrati c'è anche il video integrale dell'attentato suprematista compiuto nel 2019 a Christchurch, in Nuova Zelanda. Nell'hard disk gli investigatori trovano inoltre materiale apologetico dell'Isis e un video dedicato alla fabbricazione artigianale di un ordigno esplosivo improvvisato con materiali di facile reperibilità, con le fasi di assemblaggio.
È sulla combinazione di questi elementi, e non su un singolo episodio, che il giudice fonda la decisione cautelare. L'ordinanza sostiene che il ragazzo non si sarebbe limitato a scaricare materiale, ma si sarebbe inserito stabilmente in gruppi online di matrice jihadista e suprematista, avrebbe condiviso contenuti, partecipato a conversazioni con utenti ritenuti pericolosi e utilizzato strumenti per rendere più difficile l'individuazione delle proprie attività. Il gip attribuisce rilievo alla durata delle condotte e alla varietà dei materiali trovati e valorizza il rischio di reiterazione.
Per questo, accogliendo la richiesta del pubblico ministero sul capo relativo alla partecipazione ad associazioni con finalità di terrorismo, il gip ha disposto la custodia cautelare in un istituto penale minorile. Il tribunale ha contemporaneamente incaricato i servizi della giustizia minorile di approfondire la situazione di vita del sedicenne, i rapporti con la famiglia e il contesto ambientale. Secondo le fonti consultate dal Foglio, il quadro restituito dall'ordinanza è quello di una radicalizzazione digitale sviluppata nel tempo, dentro un ecosistema nel quale propaganda jihadista, neonazismo, suprematismo bianco, antisemitismo e culto della violenza finiscono per sovrapporsi. Il punto decisivo, nella valutazione del giudice, non è un singolo video o messaggio, ma la continuità della condotta, la partecipazione alle comunità online e l'attività di condivisione.

