Cronaca
Il colloquio •
Le basi dei Canadair e la logistica contro gli incendi. Parla il capo della Protezione civile Ciciliano
L'equidistanza dai fronti più caldi, i servizi di cui dispongono gli aeroporti e il rifornimento. Il capo dipartimento della Protezione civile descrive il funzionamento degli interventi aerei per spegnere le fiamme: "Mi rendo conto che i locali vorrebbero il Canadair sotto casa, ma non funziona così. Quest'anno le basi sono sei, ma di volta in volta possono cambiare"

Foto LaPresse
Tra Peschici e Vieste centinaia di persone sono state evacuate domenica mattina per via di un grosso incendio. La stessa cosa è successa poco più a nord, in provincia di Campobasso, al confine con il Gargano. Due giorni prima le fiamme spinte da una forte tramontana hanno arso sei ettari di pineta nella zona di Padula Bianca (Gallipoli). Questi sono solo gli ultimi incendi in ordine cronologico che nel weekend hanno colpito Puglia e Molise, senza contare quanto è accaduto (e sta accadendo) in Sicilia da qualche mese. Secondo i dati della Protezione civile, quest'anno le richieste di intervento della Flotta aerea di stato dal 15 giugno al 26 luglio sono state 574. Numero superiore rispetto a quello dell'anno precedente, nello stesso intervallo di tempo erano state 529, ma comunque "assolutamente in linea rispetto al passato", dice Fabio Ciciliano, capo dipartimento della Protezione civile. E sicuramente siamo lontani dalle 921 richieste pervenute nel 2017.
Proprio due settimane fa, Ciciliano era stato chiamato in causa dal presidente pugliese Antonio Decaro che per domare gli incendi aveva richiesto di dislocare nella sua regione un Canadair, ma la risposta del capo dipartimento della Protezione civile era stata negativa: la disposizione della flotta aerea segue una precisa logica. Infatti gli aeromobili che poi hanno spento gli incendi a Peschici e a Gallipoli sono partiti da altre regioni, dalla Calabria e dal Lazio. Sentito dal Foglio, Ciciliano spiega che con Decaro si è arrivati a un chiarimento proprio sulla ripartizione dei soccorsi: "Mi rendo conto che gli amministratori locali vorrebbero il Canadair sotto casa, ma non funziona così". La scelta degli aeroporti dove stanziare questi aerei "è dettata da alcuni criteri, come quello di equidistanza dai fronti più caldi, in base all'innesco di incendi analizzati negli anni precedenti". Quindi di anno in anno la decisione ricade di norma sulle regioni storicamente più colpite, e tra queste ci sono quelle meridionali. Ma non è finita qui. "Oltre all'incidenza a determinare il luogo è anche tutta una serie di servizi che vi gravitano intorno, come la possibilità per i piloti di rimanere a dormire in comodità, la presenza dei pezzi di ricambio e di rifornimento. Tenendo conto di questi parametri, quest'anno le basi Canadair sono sei: Genova, Ciampino, Lamezia Terme, Olbia, Trapani e Napoli Capodichino", dice Ciciliano precisando che questi posti "possono cambiare. E' come giocare a scacchi".
Prima dell'inizio della campagna antiincendio boschivo - che, dall'anno scorso va dal 15 giugno al 15 di ottobre, mentre fino a due anni fa iniziava il primo luglio e terminava il 15 settembre - "si fa un tavolo di concertazione con regioni, vigili del fuoco e carabinieri per fare un'analisi. In questi incontri si mettono a terra quelle che sono le eventuali rinnovate esigenze dei territori". La flotta però non è composta solo dai 15 Canadair, questi "restano più impressi ma ci sono anche 13 mezzi elicotteri che possono portare fino a nove tonnellate d'acqua, mentre i Canadair solo sei".
Elicotteri e Canadair costuiscono insieme "la maggiore flotta tra tutti i paesi europei. Proprio per questo succede sempre più spesso che siamo noi a dover dare supporto ai paesi stranieri piuttosto che il contrario. Nell'ultimo fine settimana, siamo andati a supportare la Tunisia e la Spagna, ovviamente, facendo in modo che non si riducesse la capacità operativa In Italia e con la consapevolezza che, nel caso in cui dovesse poi essere necessario, gli aerei vengono ritirati e schierati sul territorio nazionale". Quello che il capo dipartimento della Protezione Civile vuole sottolineare è che le basi sono posizionate in punti strategici per coprire tutto il paese e che proprio per questo "il tempo impiegato per lo spostamento da una parte all'altra è veramente molto risibile. Il mese scorso per l'incendio che è scoppiato nella Val Grande sono stati usati dei Canadair partiti da Genova. Qualcuno diceva 'ma perché se l'incendio è in Piemonte non partono da Caselle?' Semplicemente perché a Genova l'aeroporto è sul mare, una volta che decolla fa il carico d'acqua e poi va subito a sganciare riducendo tempistica e frequenza operativa".
Ciciliano spiega infatti che per motivi di ridondanza e sicurezza ce ne devono essere almeno due per base, "e questo l'ho spiegato sia a Decaro, sia al presidente della Sicilia Renato Schifani qualche giorno fa. Inoltre in caso di necessità, come già è successo anche l'anno scorso, si possono creare alcune basi temporanee. Se è necessario che l'aereo resti in zona dopo l'intervento, può atterrare nell'aeroporto più vicino, che però sia capace di erogare tutte le prestazioni richieste". Dopo aver domato le fiamme, si cerca di capire cosa sia successo ed è qui che Ciciliano, per parlare del tema della prevenzione, cita due dati: "Per prima cosa gli incendi aumentano nel week-end. Poi ricordiamo che durante il Covid di incendi quasi non si verificarono. Questi numeri danno l'idea dell'opera dell'uomo. La gestione del territorio va fatta in maniera ordinaria e spetta alle regioni, ma ogni tanto un po' se ne dimenticano, tranne quando poi succedono i casini, come in questi giorni".