Cronaca
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La vita soffocante nel marasma di una Roma parcogiochi
Tutto si ferma, ma fa mostra di sé la nuova città permanentemente sequestrata da nani e ballerine, la Disneyland sul Tevere, il paese lunapark, la Capitale di ogni Festival, il gigantesco parco giochi metropolitano ai piedi del Campidoglio. Ormai è tutto un festival, uno spettacolo, un evento “iconico”
13 LUG 26

Quando c’è un evento è come i vasi comunicanti, tutto intorno è un casino infernale (Foto Getty)
Oddio, allarme, eccola di nuovo! Sul telefonino arriva l’ennesima notifica “InfoRoma” (grazie per l’informazione tempestiva, avremmo preferito non riceverla) che con sempre maggior frequenza, anzi con cadenza quasi settimanale, annuncia minacciosa qualche sagra, festa, festival, esibizione, evento, concerto, sfilata, invasione delle cavallette, maratona, gimkana, cantiere in chiusura mai, finale mondiale, destinata a occupare per giorni i gangli della città con code interminabili, traffico mostruoso, romani oltre l’orlo della crisi di nervi, scazzottate, orchestre di clacson. Oddio, adesso ne è arrivata un’altra. Pensa positivo, abbi fiducia, porta pazienza, fatti trascinare dall’ottimismo. Vedrai, non sarà una Passione come le altre volte. Adesso annunceranno cose belle, aperture, strade nuove, cantieri chiusi, Roma sempre più bella, alberi ricresciuti dopo sbrigativa amputazione di massa. No, anche stavolta, la condanna, la sentenza, la minaccia: “strade chiuse” dalle…alle…, bus deviati dalle… alle…, circolazione bloccata dalle… alle… E perché, cosa c’è stavolta? C’è il Rally di Roma, il pomposo “Rally di Roma capitale” secondo enfatico bollettino, quattro giorni interi con Roma paralizzata (per tutti), con scorrimento ultraveloce (per i bolidi). “Roma fa spettacolo”, annunciano giulivi. Lo spettacolo in cui tutto si ferma. Tutto si ferma, ma fa mostra di sé la nuova Roma, la Roma permanentemente sequestrata da nani e ballerine, la Disneyland sul Tevere, la città lunapark, la Capitale di ogni Festival, il gigantesco parco giochi metropolitano ai piedi del Campidoglio.
Nel “Rally della Capitale”, ultimo annuncio di “InfoRoma” che dirama i suoi ordini e fornisce le coordinate degli eventi di regime con un tono perentorio, come in una versione supermoderna dell’Agenzia Stefani del Ventennio, rombano i motori smarmittati che sgasano lungo i monumenti e si lanciano prepotenti sull’asfalto, un tempo alberato, di Lungotevere: definitiva sepoltura di ogni retorica sulla prevalenza dell’elettrico. 126 vetture al via “nello scenario unico al mondo” come dice la propaganda della novella Romadisney, nel percorso sempre “iconico”, attorno all’iconico Colosseo, e poi un tonitruante tour anche negli iconici paraggi fuoriporta, il vinello iconico dei Castelli, per poi celebrare l’apice dell’esibizione in via della Conciliazione, la larga strada costruita da Mussolini come omaggio alla ritrovata pace tra lo Stato italiano e la Chiesa sventrando il rione Borgo per dare il massimo della visibilità monumentale all’“iconica” Basilica di San Pietro. Naturalmente con aggiunta della folla che alza ammirata gli occhi verso il cielo solcato dalla scia bianca rosso e verde delle “Frecce tricolori”, che un tempo di vedevano solo per la sfilata repubblicana del 2 giugno, ma che tra un po’, quotidiane come il colpo di cannone del Gianicolo a mezzogiorno spaccato, saranno chiamate dai Municipi decentrati per offrire un brivido agli avventori di una qualunque sagra del rione, naturalmente ribattezzata Festival. Evento.
L’ennesima notifica di “InfoRoma”. Cosa c’è stavolta? C’è il pomposo “Rally di Roma capitale”, cioè quattro giorni con la città paralizzata
Tutto avviene per autocombustione, un evento tira l’altro, il vento dell’evento soffia impetuoso. La crisi di identità di una città viene risolta con la creazione ex novo di una immacolata identità festivaliera. Non c’è nemmeno un progetto, non, come direbbero i soliti complottisti, un’imitazione dell’antica consuetudine del “Panem et circenses”. Non c’è nemmeno una nuova Roma che vuole inaugurare una nuova epoca dopo la Roma degli Antichi, e poi dei Papi, e poi dei Re, e comunque del potere. Le cose vanno inesorabilmente verso l’inedita dimensione di una Roma finta e sgargiante. L’amministrazione comunale segue giuliva, pensando pure di essere popolare così, contando gli spicci delle cospicue “ricadute economiche” che il divertimentificio procura. Ma chissà quante “ricadute” in negativo, se venissero conteggiati gli appuntamenti di lavoro che saltano annullati da una traffico tombale, le attività che abbassano le saracinesche, l’impennata delle psicoterapie contro il logorio del traffico postmoderno, l’idea stessa di una città che nasce per muoversi e si seppellisce invece, tra bus deviati e metro bloccate, nella pura immobilità professionalmente poco remunerativa malgrado l’aiutino dello smartworking (che poi, che almeno si sappia, ogni giorno di smartworking è un bar con i tramezzini e le insalate che rischia il cimitero).
Chissà quante “ricadute” in negativo, se venissero conteggiati gli appuntamenti di lavoro annullati e le attività che abbassano le saracinesche
Poi, ovviamente, se la prenderanno sempre con il fantasma dell’overtourism, che fa pure un po’ sorridere visto che gli overturisti nei loro monumentali pullman non hanno certo bisogno di fiere e lunapark e paesi dei balocchi per essere attratti da Roma con il suo iconico Colosseo, il suo iconico San Pietro e la sua iconica Piazza di Spagna, tutti notoriamente nati molto prima di Disneyland. Ma è tutto finto, è il regno della finzione. Si abbattono in massa i pini sui Fori Imperiali, le nuove piazze davanti alla Stazione Termini e attorno al Mausoleo d’Augusto sradicano tutti gli alberi e poi si scopre pure che dopo anni di lavoro i progettisti che avevano architettato un ameno boschetto rinfrescante a Piazza dei Cinquecento dicono che è impossibile piantare alberi con radici troppo profonde, perché sotto c’è la stazione della metro, cioè, se non si capisce male, sotto c’è il vuoto e nel vuoto non si impiantano le radici, come è noto anche ai bambini. Ma scusate, lo scoprono ora, solo dopo anni di lavori e cantieri polverosi che circondano la già orribile statua dedicata a Papa Wojtyla, hanno capito che invece del terreno lì sotto c’è l’horror vacui? No, non se n’era accorto nessuno, perché nel regno della finzione capitolina, tra il caldo che nel centro storico impazza come sintomo disperante di una città sempre più de-alberata, alla modica spesa di 500 mila euro hanno deciso di installare un gigantesco “albero bioclimatico” (cronaca vera), il “condizionatore green” mille volte più efficace dei modesti e antiquati platini e anche faggi. Meglio il Rally.
Gli overturisti non hanno certo bisogno di paesi dei balocchi per essere attratti dall’iconico Colosseo, l’iconico San Pietro e l’iconica Piazza di Spagna
Meglio piuttosto, sul rettilineo mussoliniano di via dell’Impero ora Fori Imperiali con vista Colosseo in fondo e alle spalle i lavori pluridecennali per la stazione di Piazza Venezia della metropolitana, assistere alla sfilata delle Vespe nella manifestazione intitolata (e ti pareva) “80 years of an Icon”. Che poi le Vespe fanno pure tenerezza, sanno di vintage, ricordano l’epoca in cui eravamo giovani, con i veri giovani d’oggi che però guardano ammirati quei capolavori multicolori e allegri del design e dell’ingegneria italiana ma non entrerebbero nemmeno sotto tortura in un rivenditore di due ruote per comprare quegli oggetti tanto carini e iconici. “25.000 Vespe provenienti da 67 Paesi”, come avverte stentoreo il Grande Fratello di “InfoRoma”, che azionano la manopola dell’acceleratore per recarsi in processione verso le bellezze antiche e pre-Rally delle Terme di Caracalla, con un punto musicale gestito da Radio Deejay, con volume a palla, naturalmente. A quella delle Vespe, si accoda anche la sfilata delle 500, cerimonia preceduta da un raduno. Macchinette che fanno tenerezza solo a guardarle (e le guarderai a lungo mentre sei bloccato dietro un cordone della incolpevole pulizia municipale, e che strombettano con i loro clacson, ma che sono orgogliosi di partecipare a un evento chiamato “Rendez Vous storico”. E gli altri, e i romani? Si godano le ricadute economiche che poi è il mantra del super attivo assessore “Ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda”. Che poi anche a me piacciono le manifestazioni sportive ma non capisco perché, durante gli Internazionali di Tennis dove si esibisce e vince il magnifico Jannik Sinner sotto lo sguardo benevolente del Presidente della Repubblica e dell’iconico Adriano Panatta, debbano installare un grande campo di tennis in terra battuta pure a Piazza del Popolo, definita, guarda un po’ l’originalità, “scenario unico al mondo”: perché la città deve essere “coinvolta” nella festa, perché anche il turista o l’overturista che trova un po’ fuori mano il Foro Italico ai piedi del dolce declivio di Monte Mario deve stare nell’Evento. Ma quando c’è un evento è come i vasi comunicanti, tutto intorno è un casino infernale, e finisce che i romani, ingrati e chiusi nel loro atavico scetticismo, possano mandare maledizioni a chi amministra la città e pure alla massificazione del pubblico del tennis.
Anche a me piace lo sport, ma non è obbligatorio che “InfoRoma” annunci che nello “scenario unico al mondo” della terrazza del Pincio (durante la mia infanzia luogo prediletto degli spettacoli di burattini con mamma e papà trepidanti) si debbano svolgere i Mondiali di scherma, tra fioretti, spade e sciabole: esistono gli appositi palazzi e palazzetti dello sport che tra l’altro piangono miseria se il “dentro” viene tanto deprezzato e tutto deve svolgersi nel “fuori” fieristico della piazza overtouristizzata. Anche a me piace lo sport, e il ciclismo non smette di commuovermi, ma ogni anno, per ogni giornata finale del Giro d’Italia che attraversa vie e viali del centro capitolino per fare più scena, c’è il malmostoso popolo SPQR che non riesce per un giorno intero ad andare né avanti né indietro e magari, intrappolata all’interno di qualche vettura rovente, c’è pure una persona anziana che abita nel centro storico: e dove si va se è tutto bloccato? Un giorno intero di passione per chi non partecipa, raddoppiata dalla circostanza, per non farsi mancare niente e per gettarsi nell’evento fino alla sazietà, di un finale di Giro d’Italia formato family, che ovviamente si chiama “Family Ride”. Con un corteo di golfcar, sidecar e risciò che nemmeno a Disneyland si riescono più a trovare e qui avanzano a stento lungo i vicoli strettissimi dei rioni iconici del centro storico, si può andare al “Tim Summer Hits” sempre a Piazza del Popolo, dura quattro giorni, la chiamano la “Sanremo estiva”, ma a Sanremo non ci sono i grovigli di macchine ferme, con contorno inesorabile di bus deviati: “linee 52, 53, 61, 160, 190, 490, 495 deviate, annuncia il messaggio “InfoRoma”. Provare a contare per ogni linea quante persone infuriate, quanta disperazione metropolitana, quante bestemmie nella Città Santa.
Nel regno della finzione capitolina, alla modica spesa di 500 mila euro hanno deciso di installare un gigantesco “albero bioclimatico”
E sono belle le macchine storiche, ma quando “InfoRoma” ti avverte: non ti azzardare ad avvicinarti alla zona rossa di via Veneto, Muro Torto, dintorni di Villa Borghese, con bus deviati e annessi e connessi, perché c’è l’esibizione delle vetture cromate e messe a nuovo, un tempo eleganti e raffinate e che oggi sono un pezzo d’antiquariato. E per giorni a Roma, mentre andare in un qualunque museo è attività libera e spontanea, l’antiquariato automobilistico esige presenza sia pur simbolica all’Evento nuovo di zecca: la allegra museificazione dell’intera città è coercitiva e obbligatoria. Sempre, senza mai una settimana di riposo: la fiera deve restare sempre aperta, “InfoRoma” è in attività perenne, devi tenere l’agenda per aggirare i blocchi degli eventi iconici e ogni sera non c’è circolo sul Tevere, discoteca, addirittura festa privata che non finisca con lo spettacolo pirotecnico dei fuochi d’artificio, come può testimoniare la vasta comunità canina romana, terrorizzata dai botti che in teoria sono vietati a Capodanno ma che nella Romadisney permanente sono rumore quotidiano attorno a ogni mezzanotte. Un tempo ci si chiedeva: cosa festeggiano? Oramai non se lo chiede più nessuno, la festa è eterna, permanente. Il parco giochi del Campidoglio non chiude mai i battenti.
E poi le “sinergie”. Per l’anteprima di “Toy Story” la città si riempie di aree e “spazi ludico-sportivi”, con bus deviati annessi e blocchi transennati. Che c’entra con Toy Story? Niente, ma è fiesta. Vasco Rossi ha annunciato che per il suo cinquantesimo anniversario di venerata carriera terrà non uno, non due, non tre, bensì dieci concerti nel mese di giugno del 2027. Tra i romani dei vasti e popolosi quartieri circostanti già si prefigura l’esodo, la fuga, l’esilio imboccando le ciclabili gibbose e malmesse appena confezionate che è vero, non portano da nessuna parte, ma hanno portato denaro attraverso il Pnrr. Tutti hanno paura di confrontarsi con i numeri pazzeschi del cantante Ultimo, che ha attirato oltre 250 mila persone in una sola serata ma in un’area lontana, poco abitata, e quindi con un effetto poco coinvolgente e festaiolo sul resto della città. Allora si preferiscono i concerti rock nei luoghi iconici e centrali della città, come il Circo Massimo, luogo nevralgico della città, crocevia che lega la Roma del Centro con quella di Roma Sud, non esattamente un lunapark. E allora viene nostalgia dei vecchi eventi romani, così discreti e soprattutto così rari: la sfilata del 2 giugno, la notte di Capodanno, le Feste dell’Unità nei parchi, i comizi politici. Persino il concertone del Primo Maggio, anche se poco gradito dalle statue della Basilica di San Giovanni che pare detestino tutti quei decibel. E allora, timidamente, si cerca su Internet, anticipando “InfoRoma” se già a settembre sono previsti eventi. Sì, c’è il Grand Prix Storico, “sfilata di prestigiose auto storiche”. Ma non c’era già stato? Sì, ma DisneyRoma non chiude mai.