Troppe sottovalutazioni sull'attentato di Modena

El Koudri, i video degli attentati, il possibile odio razziale. Non è solo una storia di malattia mentale. E per questo è partita la strategia della disattenzione

27 MAG 26
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Dieci giorni dopo l’attentato, o tentata strage se facesse differenza, di Modena un dato interessante da notare è la strategia della disattenzione che progressivamente ha avvolto, ovattato, un episodio che avrebbe dovuto registrare maggiore attenzione. Pur senza gli allarmismi sguaiati che pure non sono mancati. Ma gli aggiornamenti di cronaca – niente di paragonabile ai sub delle Maldive – si incaricano di proporre riflessioni. Si apprende che gli inquirenti proseguono la complessa analisi dei computer e degli smartphone sequestrati a Salim El Koudri, le cui giornate trascorrevano, negli ultimi mesi, per la maggior parte delle ore nella navigazione online. Tra i materiali visionati e scaricati ce ne sono alcuni con contenuti relativi ad attentati terroristici del tipo di quello da lui poi attuato a Modena. Nulla indica al momento una possibile “radicalizzazione”, non viene contestato infatti il reato di terrorismo; il profilo resta semmai quello di una auto-suggestione aggravata dai disturbi psichici di cui El Koudri soffre. E che avrebbe generato l’idea di un atto di vendetta contro gli “italiani”. E a questo proposito non è escluso che la procura di Modena possa modificare i capi di imputazione, aggiungendo l’aggravante dell’odio razziale. Ovviamente non ci sono conclusioni o condanne preventive da trarre, ma il quadro dell’inchiesta e i riscontri che man mano emergono disegnano una situazione assai diversa dalla minimizzazione dei primi giorni, da parte della stampa e anche di politici della sinistra, per i quali l’unica cosa importante era – evidentemente – non creare allarme sociale e non sollevare il tema dei temi, comunque lo si giudichi: le difficoltà di autentica integrazione che spesso (non sempre) gli immigrati di seconda generazione da paesi islamici (o ex coloniali, come direbbe il padre di El Koudri, studioso di letteratura e cultura araba) possono incontrare. L’odio razziale non è solo una aggravante per un reato, è un problema culturale e politico serio che non va nascosto sotto il comodo alibi della malattia psichica.