Cronaca
Il Caso •
Bonelli e Sebastio, il sinistro complotto giudiziario contro Vendola
Se la tesi è che l’uccisione politica di Vendola “non è stata un caso”, le foto dei congiurati si trovano tutte nell’album della sinistra politica e giudiziaria. Il procuratore che lo indagò, Sebastio, si è poi candidato a sindaco con la sinistra radicale, e il politico che ispirò l'inchiesta, Bonelli, oggi è suo alleato in Avs
27 MAG 26

Fa piacere che Nichi Vendola sia uscito pulito dal processo sull’Ilva. E di certo la legittima scelta di aver accettato la prescrizione, dopo 16 anni dai fatti e 13 dall’avviso di garanzia per concussione, non lo fa meno innocente. Va però evitato il tentativo di riscrivere la storia a uso e consumo della propria parte politica, come ad esempio ha fatto Concita De Gregorio su Repubblica scrivendo che il processo a Vendola “ha cambiato la storia: la sua personale, naturalmente, quella della regione che amministrava e dell’Italia intera”. In quanto il progetto politico del leader progressista che aveva trasformato la Puglia in “una regione all’avanguardia”, senza quella brutta inchiesta, “avrebbe certo avuto una prospettiva lunga, nazionale, alla guida del centrosinistra e forse del governo”. De Gregorio conclude il suo commento scrivendo che così “L’Italia ha perso un leader e un futuro possibile, e non è stato un caso”.
I futuri alternativi sono tutti possibili e le opinioni a riguardo tutte ammissibili, ma sarebbe il caso di partire dai fatti. Punto primo. Nichi Vendola si era presentato alle primarie per guidare il centrosinistra nel 2012, prima dell’inchiesta, all’apice del suo fulgore politico, e arrivò terzo. Dietro a Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, prendendo solo il 15 per cento dei consensi. La sua scalata al vertice della sinistra e delle istituzioni, prima dell’inchiesta, è stata fermata dai suoi elettori. Punto secondo. Il “non è stato un caso” fa presumere un complotto di forze esterne conservatrici, magari addirittura reazionarie, ostili all’applicazione del modello pugliese su scala nazionale. Ma in realtà tutto è avvenuto in casa. I grandi nemici di Vendola in questa vicenda sono stati due. Sul lato giudiziario Franco Sebastio, il procuratore di Taranto che avviò l’inchiesta “Ambiente svenduto” e formalizzò le accuse nei confronti dell’allora presidente di Sel. Ebbene, dopo essere andato in pensione, Sebastio si candidò a sindaco di Taranto (la stessa città dove aveva fatto il procuratore fino a pochi mesi prima) per conto della sinistra radicale, sostenuto anche da Sinistra Italiana che era il partito di Nicola Fratoianni (anch’egli imputato e poi prescritto) e Vendola. Peraltro, Sebastio venne nominato assessore alla legalità nella giunta di centrosinistra. Il nemico politico è stato Angelo Bonelli, l’attuale co-leader di Avs, la federazione che include Sinistra Italiana di cui Vendola è presidente. Bonelli, all’epoca leader della fazione dei Verdi che non era stata assorbita in Sel (il soggetto politico fondato da Vendola), aveva fatto di Taranto il centro nazionale della nuova battaglia ambientalista dei Verdi, candidandosi a sindaco della città nel 2012: con le sue denunce Bonelli è stato l’ispiratore dell’inchiesta “Ambiente svenduto” e si è costituito parte civile nel processo contro Vendola (e l’amico Fratoianni).
Insomma, se la tesi è che l’uccisione politica di Vendola “non è stata un caso”, le foto dei congiurati si trovano tutte nell’album di famiglia della sinistra politica e giudiziaria.
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Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali
