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Geografia del decreto Flussi: in alcune città va meglio che in altre
Aprire canali di accesso regolari per chi vuole venire a lavorare in Italia è giusto, ma c'è ancora molto da migliorare. A partire dalla capacità delle prefetture di gestire la burocrazia. La lentezza dipende da territorio a territorio. I numeri di Ero straniero
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20 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:44 PM

La campagna Ero Straniero ha pubblicato un’analisi aggiornata sugli effetti del decreto flussi 2024–2025, mettendo in luce un dato centrale: le differenze tra territori non sono un dettaglio, ma un nodo cruciale. Dai dati raccolti tramite accesso agli atti e aggiornati alla fine del 2025 emerge una situazione molto disomogenea. A seconda della prefettura in cui si presenta la domanda, gli esiti cambiano radicalmente. Questo indica che a parità di regole ci possono essere risultati migliori e anche se i numeri a livello nazionale non sono incoraggianti, per migliorare l'efficacia del decreto si può lavorare anche sulla capacità delle prefetture di gestire la mole di domande.
Su 146.850 ingressi programmati nel 2024 in tutto il paese, solo 24.858 permessi di soggiorno risultano in via di rilascio: circa il 16,9 per cento. In pratica, meno di 2 persone su 10 riescono davvero a entrare in Italia con un lavoro regolare. Non siamo però davanti a un sistema che non funziona ovunque allo stesso modo, ma a una vera e propria “geografia della riuscita”: il 60 per cento dei permessi di soggiorno si concentra nelle prime 20 prefetture. Tra queste spiccano Verona, Ragusa, Trento, Cuneo, Lecce, Milano, Latina, Bari, Bolzano e Brescia. Secondo i promotori di Ero straniero, questo dato indica che poche aree riescono a completare le procedure. Qui, le pratiche vengono chiuse, i procedimenti avanzano e i lavoratori riescono ad arrivare in Italia con un contratto e un titolo di soggiorno. I numeri possono ancora migliorare di molto, ma il segnale è positivo: laddove le amministrazioni riescono a gestire le istruttorie, il decreto flussi può produrre risultati concreti.
Altrove si accumulano ritardi, rinunce e pratiche bloccate. Il confronto tra grandi città rende ancora più evidente questa disparità. A Roma, nel 2024, a fronte di oltre 33 mila domande e più di 6.800 quote disponibili, i permessi rilasciati sono solo 85. A Napoli, con oltre 120 mila domande e circa 4.400 quote, i permessi sono 269. Milano, invece, registra risultati migliori: su 36 mila domande e 2.395 quote, i permessi sono 940. Tre città, stessa procedura, ma risultati completamente diversi. Le disuguaglianze emergono anche all’interno delle singole regioni. Nel Lazio, ad esempio, Roma raccoglie quasi metà delle domande ma produce solo il 7 per cento dei permessi. Latina, invece, pur con meno richieste, arriva a oltre il 70 per cento dei permessi rilasciati nella regione.
Nel complesso, dicono dalla campagna Ero straniero, il sistema dei flussi mostra due problemi principali. Da un lato, non riesce a trasformare le quote previste in ingressi reali, con una perdita significativa di posti di lavoro lungo tutto il percorso. Dall’altro, produce forti disuguaglianze territoriali, dovute soprattutto a come le procedure vengono gestite e alla cronica carenza di personale nelle prefetture, nelle questure e nelle sedi diplomatiche all’estero. Secondo la campagna, gli interventi fatti finora non sono sufficienti. Servono più risorse stabili per gli uffici coinvolti e una maggiore automatizzazione delle procedure, soprattutto nella fase di rilascio dei visti all’estero, oggi spesso affidata anche ad agenzie private. Infine, viene ribadita la necessità di riformare il sistema introducendo canali di ingresso più flessibili e diversificati, per renderlo davvero efficace.