Ansa

dopo le violenze

Troppi sofismi su Askatasuna: è un torto pensare che non ci siano nemici a sinistra

Sergio Soave

L'atteggiamento esercitato dalle forze di sinistra (e segnatamente da Avs) nel difendere, scusare o semplicemente fiancheggiare organizzazione di violenti è privo di bussola. E dal paternalismo si scade nel giustificazionismo, che è persino peggio

La manifestazione indetta a Torino da Askatasuna aveva fin dall’inizio obiettivi incompatibili con l’ordinamento democratico, era basata su un appello, raccolto in Italia e all’estero da elementi estremisti e sovversivi, quindi nessuno può stupirsi del fatto che sia sfociata in atti di violenza e di sopraffazione inaccettabili. Alla fine se ne sono accorti tutti e la condanna, dopo i fattacci, è stata unanime, comprendendo anche gli esponenti dell’estrema sinistra che hanno sempre appoggiato questa associazione. Quello che dovrebbero domandarsi quelli che hanno fiancheggiato e difeso Askatasuna fino al giorno prima è se il loro atteggiamento paternalistico e strumentale non sia una delle concause del disastro che poi si è verificato. Abbiamo letto nelle settimane passate di un ruolo culturale dell’associazione anarcoide.  

Abbiamo letto anche accuse alle forze dell’ordine che avrebbero agito nello sgombero come a Minneapolis. Tutte queste chiacchiere e questi sofismi hanno incoraggiato l’organizzazione a perseguire i suoi scopi eversivi (assolutamente espliciti) nella convinzione di godere di una protezione politica sulla quale avrebbero sempre potuto contare. I sofismi consistono nella lettura a senso unici dei diritti garantiti dalla Costituzione: il diritto di associazione non comprende quello di occupare proprietà altrui per farci la propria sede, il diritto di manifestare la propria opinione, per quanto estrema, ha il limite di doversi esprimere “pacificamente e senz’armi”.

La sinistra politica ha sempre faticato a comprendere che si possono creare anche a sinistra e non solo a destra organizzazioni eversive, al limite del terrorismo: ci volle l’uccisione di Guido Rossa per convincere la base comunista che le Brigate rosse erano un nemico della democrazia che doveva essere combattuto in ogni modo. L’idea che “non ci sono nemici a sinistra” che pure è stata smentita dalla storia, fatica a essere abbandonata, appunto in base a uno pseudo-ragionamento che prevede che anche le posizioni che appaiono distanti, se stanno nell’ambito della sinistra, prima o poi saranno assorbite, come accadde a tanti esponenti dei movimenti studenteschi del ‘68. Allora, però, c’era una grande forza comunista radicata sul territorio, che poteva svolgere contemporaneamente una critica all’estremismo e un appello all’integrazione in un grande movimento che, ancora, si definiva rivoluzionario. Oggi la situazione è diversa, ma comunque  l’atteggiamento del Psi nei confronti degli estremisti non fu paternalistico, rispondeva a un disegno politico non occasionale. Quello esercitato fino a ieri dalle forze di sinistra e segnatamente da Avs è privo di una bussola e per la verità continua anche oggi a sostenere il sofismo della “frangia di manifestanti che non ha niente a che vedere” coi valori della manifestazione. Ma ci credono davvero? Pensano seriamente che chi proclama una “rivolta contro lo stato” non abbia “niente a che vedere” con lo scontro con le forze dell’ordine e con la violenza? Qui dal paternalismo si scade nel giustificazionismo, che è persino peggio.

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