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Siccità: in Italia manca l'acqua, atteso lo stato di emergenza

Redazione

Le regioni chiedono a Palazzo Chigi di mettere a disposizione i fondi del Pnrr per sopperire alla carenza idrica. A rischio l’agricoltura

Si rischia il razionamento. Per una volta, però, non si parla di gas ma di acqua e Vladimir Putin non c’entra. In Italia piove poco e le temperature sono molto alte, con il rischio che questa estate non ci sarà acqua per tutte le attività non essenziali. È atteso per oggi l’incontro tra i governatori e la ministra Maria Stella Gelmini, che farà da apripista alla Conferenza stato-regioni che si terrà domani.

 

Allo studio potrebbe esserci anche un decreto nazionale per far fronte all’emergenza siccità. Per il momento sono diverse le regioni che hanno cominciato a mettere in atto una serie di provvedimenti straordinari, mentre attendono la decisione sullo stato di emergenza che potrebbe arrivare in questi giorni. Tra le misure previste a livello nazionale i ristori per le aziende agricole e interventi per l’approvvigionamento idrico, con la messa a disposizione di autobotti. Si potrebbe aggiungere la possibilità, chiesta a gran voce dalle regioni, di mettere a disposizione una quota dei fondi del Pnrr.

 

La misura della gravità della situazione è facilmente intuibile dal livello del Po, che segna tre metri di meno rispetto allo scorso ferragosto (già allora un record negativo). La portata del primo fiume d'Italia è ridotta del 72 per cento e l’Autorità Po ha affermato che si tratta della crisi peggiore mai registrata. Non va meglio ai grandi laghi, i cui invasi sono ridotti al minimo storico (20 per cento il Maggiore, 30 per cento il Garda, 20 per cento il lago di Como).

 

Nelle regioni del nord i prelievi per l’irrigazione sono stati ridotti del 20 per cento. La situazione è particolarmente grave in Piemonte, dove il rischio è che non venga garantita l’erogazione dell’acqua potabile. La regione ha dovuto chiedere aiuto alla Val d’Aosta, che tuttavia naviga anch’essa in acque non proprio rosee. Anche in Veneto, sul Delta del Po, sono diversi i comuni che potrebbero trovarsi a dipendere dai potabilizzatori. L’Emilia Romagna ha già dichiarato lo stato di calamità e il Lazio seguirà dal prossimo mercoledì.

 

Le misure in vigore in diversi comuni da nord a sud hanno colpito l’utilizzo dell’acque per i bisogni non necessari, come le piscine e gli orti privati (è il caso di Bologna), ma se l’assenza di pioggia dovesse continuare si potrebbe pensare a limitare il consumo durante le ore notturne. Nelle province laziali di Latina e Frosinone, ad esempio, l’erogazione per usi agricoli è già sospesa dalle 12 alle 18.

 

La priorità adesso è evitare che la crisi si riverberi sulla produzione agricola. Secondo Riccardo Croti, presidente di Confagricolutra Lombardia intervistato da La Stampa, il rischio è di perdere fino al 50 per cento del raccolto. La siccit infatti si è fatta sentire specie nella pianura Padana, da cui proviene il 30 per cento della produzione nazionale. E oggi che un’aliquota sostanziosa della produzione globale di cereali è bloccata dalla guerra in Ucraina i risvolti potrebbero essere più gravi del previsto.

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