Afghani all'aeroporto di Kabul, in attesa di essere imbarcati (Ansa)

Cos'è l'“Operazione Electra” che ha portato in Italia 104 afghani

Luca Gambardella

Un ponte aereo da Kabul a Kuwait City e da lì a Fiumicino. Tra loro più di 70 donne e bambini. La solidarietà di un privato e il coordinamento della Difesa italiana

Stamattina si è concluso il primo capitolo della cosiddetta “Operazione Electra”. Un volo dell'omonima compagnia bulgara è atterrato all'aeroporto di Fiumicino. Dalla scaletta sono scese 104 persone, 75 delle quali erano donne e bambini. Tutti in fuga da Kabul e ora, finalmente, al sicuro. Erano partiti dalla capitale dell'Afghanistan facendosi largo nella ressa dell'aeroporto di Kabul, dove in queste ore si rincorrono testimonianze drammatiche, fra persone uccise nella concitazione delle folla, che continua a rincorrere gli aerei in partenza. Quasi sempre senza biglietto, senza che il proprio nome compaia su alcuna lista, spesso senza nemmeno un documento o un visto. In tutta questa disperazione, in tanta incertezza su cosa succederà nelle prossime ore, il volo atterrato a Fiumicino oggi è un'eccezione che getta un barlume di speranza. È stato messo a disposizione da una onlus che ha sede a Roma, nel cortile di un palazzo di San Lorenzo. Si chiama Nove Onlus e, in collaborazione con il ministero della Difesa, è riuscita completare il primo di due viaggi complicatissimi.

 

Un C-130 dell'Aeronautica militare italiana è decollato da Kabul ed è atterrato a Kuwait City. Da qui i 104 sono saliti a bordo di un aereo civile che li ha portati a Roma. Si tratta di un mezzo messo a disposizione da un privato, Giovanna Foglia - “da sempre impegnata a favore delle donne - recita un comunicato della Onlus Nove - predisponendo un Airbus per trasferire le donne afghane maggiormente a rischio, le loro famiglie, attivisti e collaboratori al sicuro in Italia”. L'“Operazione Electra” è frutto della cooperazione fra la Onlus romana e il Centro Operativo Interforze della Difesa ed è una testimonianza importante dello sforzo italiano per portare in salvo chi cerca di fuggire dall'Afghanistan. Fra di loro non ci sono solamente uomini e donne che hanno lavorato con il contingente e il corpo diplomatico italiano, oltre che i loro famigliari, ma anche donne, attiviste, operatrici per i diritti umani e giornaliste. “Riceviamo testimonianze drammatiche. Ieri altre donne iscritte sulle liste di espatrio hanno rischiato la vita, travolte dalla folla mentre cercavano di raggiungere l’aeroporto. Molte di loro sono ferite o traumatizzate da questa terribile esperienza e non hanno più il coraggio di tentare – ha dichiarato Susanna Fioretti presidente di Nove Onlus”.

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it