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La rubrica contro Cellino

Caro Paolo Berizzi ti affido una storia per la tua rubrica. Una battuta becera del proprietario del Brescia

26 Novembre 2019 alle 06:11

La rubrica contro Cellino

Il presidente del Brescia Calcio Massimo Cellino (foto LaPresse)

Sempre in bocca al lupo ai colleghi che inaugurano una nuova rubrica quotidiana (oggi) su un giornalone come Rep. E persino un pizzico di invidia, per un collega chiamato a firmare addirittura “una rubrica contro l’odio”, altro che quisquilie. Annuncia il bravo Paolo Berizzi che nel suo “raccoglitore quotidiano di storie brevi” (raccoglitore fa un po’ schedario della questura, ma amen) saranno censiti: “Il mondo nero del razzismo, dell’antisemitismo, dei rigurgiti fascisti e nazisti. Le derive del bullismo politico e le discriminazioni sessiste. I manganellatori della Rete e i fomentatori del rancore”. E francamente, davanti a un simile elenco che la prima Cantica di Dante è un impreciso riassuntino per educande, scappa un’esclamazione padan-leghista alla Renato Pozzetto: “Ellamadooonnaaaa!!!”. Poi però, esagera sì esagera no, ieri arriva questo personaggio, che da molto tempo naviga nel demi-monde del calcio che conta poco, comprando e vendendo squadre come se fossero saponette. Insomma Massimo Cellino, proprietario del Brescia. Dove adesso gioca Balotelli, o forse non giocherà più non per colpa dei razzisti di Verona, ma perché ha una testa che è quel che è: l’allenatore l’ha cacciato dal campo. Ma Cellino, pensando forse di fare una battuta intelligente, degna di Van Basten, ha detto, di Balo: “E’ nero: sta lavorando per schiarirsi, ma sta trovando molte difficoltà”. E forse credeva di essere il nuovo Berlusconi, che dava di abbronzato a Obama, invece è soltanto un becero, anche se ha incaricato la società di specificare che era “evidentemente una battuta a titolo di paradosso”. Io lo affiderei alla prima rubrica del collega Berizzi: vai e punisci.

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Commenti all'articolo

  • giuseppezavaroni

    27 Novembre 2019 - 08:10

    La battuta di Cellino non è stata felice ed era ovvio che suscitasse lo sdegno delle zitelle inacidite autoproclamate vestali dell'antirazzismo eccetera. Ma il fatto che l'estensore della rubrica, che ultimamente ne fa di molto più infelici (perché banali, perché cervellotiche e perché chi è pieno di livore non sa far ridere), si senta autorizzato a sentenziare sulle qualità umane e professionali del signor Cellino, ostentando, dal basso della sua infinitesimale statura morale e intellettuale, disprezzo verso un'intera categoria di operatori economici, di società sportive e di comunità di tifosi, senza i quali il calcio (e lo stesso tessuto industriale italiano) non esisterebbe più, è un'onta per la storia del Foglio, per gli orfani di Ferrara (che di quella storia sono un fattore importante) e anche per chi, estraneo a quella storia, oggi lo dirige.

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