Chiudete le piazze!

Maurizio Crippa

Ci sentiamo più insicuri, noi italiani, al pensiero che ci siano in giro tutti quegli stranieri

Il giorno di Ferragosto è bello anche perché, per tradizione di uno stato in fondo buono, in fondo mamma (anche adesso che c’è quello che parla sempre “da papà”) c’era il ministro dell’Interno (che inopinatamente, ma non per colpa nostra, è poi sempre quello lì: il papà) che invece di andare a farsi la grigliata e il cocomero faceva una bella conferenza al Viminale. E spiegava agli italiani i dati della sicurezza e del crimine. E soprattutto li rassicurava, tutto va bene. O così andava, nei tempi morbidi dell’Italia morbidona. Chissà che potrebbe dire, Matteo Salvini, il giorno dopo che il Tar gli ha smollato il decreto bis sicurezza e aperto i porti.

 

Eh, ci sentiamo più insicuri, noi italiani, al pensiero che ci siano in giro tutti quegli stranieri. Poi però, capita che a Torino (luogo appendinico) in piazza San Carlo, luogo simbolo e già martire della sicurezza populista, dei tedeschi hanno fatto un sequestro lampo come ritorsione per una truffa subita e nel tentativo di recuperare il denaro che era stato sottratto: con un furgone hanno rapito una donna serbo-australiana. E’ andata bene che la polizia li ha intercettati. Però: tedeschi, serbo-australiana. Così come quegli altri due, in una piazza di Trastevere, erano americani. Di sbarcati dai barconi, niente. E sempre questioni di cavalli di ritorno, poi. E viene il dubbio che più che i porti, sarebbe ora che il ministro di Sicurezza si occupasse di chiudere le piazze italiane. O no?

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"