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La borraccia del Colle

Gattuso, don Corrado, Alvaro. Ma il destino amaro dei buoni è di trovare sempre qualcuno che li scavalca

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

30 Maggio 2019 alle 06:00

La borraccia del Colle

Sergio Mattarella con Giuseppe Conte. Salvini osserva (LaPresse)

Più buoni di così, si muore. O almeno così si diceva una volta, quando non andava di moda essere stronzi. Ma più buoni di così, chi c’è? Più buono di Ringhio Gattuso, l’abbiamo già detto ieri, che rinuncia a due anni di grisbì in favore dei suoi collaboratori. Più buoni di don Corrado, l’elemosiniere del Papa che riaccende la luce ai poveri, e chissenefrega se poi anche i poveri avranno votato per Salvini, al massimo so’ cazzi di monsignor Bassetti. Ma più buono di tutti, davvero se lo meriterebbe il premio di più buono, è un bambino di nove anni, biondino e pulito e dall’aria timida come devono essere i bambini di nove anni.

 

Si chiama Alvaro, è il figlio del calciatore Borja Valero ed è finito in rete un suo video commovente. Per il terzo anno di fila ha dato in beneficenza i soldi che gli hanno regalato per il compleanno. Sua mamma l’ha instagrammato (ma forse faceva meglio a lasciar stare) mentre legge una lettera di un coetaneo, che lo ringrazia per quel suo gesto. E lui, lui niente: si mette a piangere. Ecco, c’è qualcuno di più buono, ma di più buono, del figlio di Borja Valero? Il piccolo Alvaro è proprio buono, ma il destino amaro dei buoni è di trovare sempre qualcuno che li scavalca.

 

Così ieri Giuseppe Conte è salito al Quirinale, e porello sembrava che fossero i suoi ultimi passi nel mondo dei politici vivi, sembrava finita finita, per lui. E invece, quell’uomo buonissimo e immenso di Mattarella gli ha passato una borraccia, un sorso d’acqua, come quel ciclista a Nibali al Giro d’Italia. E gli ha detto, a Conte: dai ragazzo, provaci ancora un po’, non è ancora l’ultimo giro.

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