(Foto Pixabay)

Deodoranti per pesci

Maurizio Crippa

Il questionario "etnico" della Asl e i deodoranti sugli stranieri in pizzeria. Noi italiani si è brava gente, ma non riusciamo a comunicarlo

In attesa di sapere se il giovane colonnello Kurz, col suo sorrisetto a rasoio, di là dal Brennero inventerà davvero il populismo però buono, di qua dal confine (ah, i confini: sono cocciuti quasi quanto i fatti) e in attesa anche del famoso tunnel, succede questo. Che in un questionario della Asl del comprensorio di Bolzano, rivolto a insegnanti, c’è la richiesta di specificare “gruppo etnico o razza dell’alunno”. E apriti cielo, ovviamente. Forse c’era anche prima, ma nessuno aveva notato. Pare però che sia perché il questionario è tradotto pedissequamente da uno americano: e lì, Trump o non Trump, come sappiamo usano così.

 

Ma certo non è bello, non è giusto e nemmeno intelligente. Sebbene venga anche il dubbio, solo il dubbio eh, che la Asl volesse semplicemente un aiutino per sapere se il tale alunno viene dall’Africa, dal Perù oppure da Canneto sull’Oglio. Giusto per ipotizzare le vaccinazioni da fare. Mica saranno tutti nazisti a Bolzano, no? Non più, almeno, del pizzaiolo (dall’accento napoletano, pare, e ciao Koulibaly) che in una pizzeria di Milano ha preso l’iniziativa di vaporizzare col deodorante alcuni colleghi di passaporto non italiano: “Ma perché non lo usate questo?” si sente dire nel consueto video virale. Che forse è razzismo della peggior specie, ma che magari era un aiuto igienico elargito un po’ così, alla cazzo di cane. Noi italiani si è brava gente: è che non riusciamo a comunicarlo, nemmeno tra noi. Intanto a Roma un pugno di gloriosi attivisti umani testimoniava davanti al Parlamento sordo e grigio che #Nonsiamopesci. No che non siamo pesci, no. Siamo un po’ pirla, sì.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"