Darsela a gambe

Maurizio Crippa

Non erano quaranta, come i ladroni, sarebbero addirittura cinquanta. I migranti eritrei sbarcati dalla Diciotti che erano stati accolti nel centro di Rocca di Papa, al termine di una lunga e provvidenziale mediazione che ci aveva fatto dire a tutti: ehi, ma allora la Cei esiste ancora e qualcosa combina. Ma da lì sarebbero scomparsi. Per andare a riempire di incubi le notti di Salvini, e a gonfiare i suoi già satolli sondaggi. “E’ allontanamento volontario, non fuga”, ha ribattuto al Viminale il direttore della Caritas italiana don Francesco Soddu. E come dargli torto? “Si fugge da uno stato di detenzione e non è questo il caso, nessuno vuole rimanere in Italia, si sa”. Inoltre: “Queste persone davanti a una situazione di affidamento prima o dopo avrebbero potuto scegliere di allontanarsi volontariamente”, e “potranno chiedere asilo ricominciando quella procedura che era stata avviata nelle nostre strutture, a partire dal centro di accoglienza straordinaria”. Che è un po’ come dire il giro dell’oca. Però, va bene che non erano in stato di detenzione, ma se ti affidano qualcuno, perché si fidano (magari obtorto collo) di te e della tua capacità di controllo, saggezza vorrebbe che si facesse in modo che chi è affidato, lì rimanga. Almeno per un po’. Se non altro, diciamo, per non dare proprio l’impressione, già abbastanza diffusa, che i giovani, appena vedono un posto che puzza di sacrestia, se la danno a gambe.

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