Il senso del pancione

Maurizio Crippa

John McEnroe, di Serena Williams, giorni fa aveva detto che “tra gli uomini sarebbe al numero 700 della classifica”. Ha dovuto pentirsi. Ma McEnroe è un libero genio della comunicazione d’altri tempi, quando la scorrettezza aveva ancora un senso, forse una necessità. Molto peggio è andata, alla gran tennista, per essersi fatta fotografare sulla cover di Vanity Fair nuda e col pancione, di profilo. Gli scalmanati del social hate le hanno vomitato di tutto: “Disgustosa”, “schifosa”, “non riesco a trovarti femminile”. Non che fosse una gran novità e una trovata trasgressiva. L’aveva già fatto Demi Moore nel 1991, l’ha rifatto Mariah Carey vent’anni dopo, l’ha fatto Monica Bellucci, l’avrà fatto forse anche la lattaia all’angolo. Solo che per Demi Moore fu un trionfo di applausi, di dolcezza mediatica. Che sia cambiato, nel frattempo, il comune senso del pudore? Basta avere un videofonino, e diremmo di no. Il senso del pudore, a volte, cambia. In una cappella privata vicino a Milano c’è una magnifica Madonna incinta di Bernardino Luini, Quattrocento, le si vede l’ombelico. Dopo la Controriforma non l’avrebbe potuta dipingere più.

Ma il senso del pudore, oggi, non c’entra. C’entra, diversamente, il comune senso del rancore, quello sì è andato crescendo, come un pancione. Per tutto ciò che è di successo, e persino bello. O forse, semplicemente, per il pancione in sé.

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