Perché al cinema nessuno sembra avere un’idea che non sia già venuta in mente ad altri?

Ritorna per l'ennesima volta Max Cady, lo stupratore che, libero dopo anni di carcere, per prima cosa cerca vendetta e prende di mira chi lo aveva fatto finire in carcere. Era stato creato da John D. MacDonald nel 1957, ora rientrerà negli schermi in una serie di Nick Antosca

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6 APR 26
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Remake. Rivisitazioni. Riedizioni. Aggiornamenti. Più nessuno sembra avere un’idea che non sia già venuta in mente ad altri. Normale e sensato: i greci hanno inventato tutto perché sono arrivati prima. Ma noi, come se il tempo non fosse passato, attendiamo per l’estate “Odissea” di Christopher Nolan: Ulisse, Penelope, la dea Minerva, i Proci che attendono la capitolazione della moglie fedele, e tutto il cucuzzaro.
Criminali e assassini sono in prima linea per i bis - i buoni si somigliano tutti, non c’è gusto. Max Cady, per esempio, fa la sua prima apparizione in un romanzo del 1957 firmato John D. MacDonald, titolo: “Il promontorio della paura”. Come il film di Martin Scorsese con Robert De Niro, anno 1991. E prima ancora, come il film di J. Lee Thompson con Robert Mitchum. Entrambi nei panni di Cady lo stupratore che, libero dopo anni di carcere, per prima cosa cerca vendetta e prende di mira chi lo aveva fatto finire in carcere.
Torna, ovviamente. Gentaglia così mica fa perdere le sue tracce. Ora in una serie di Nick Antosca, qualche romanzo e vari episodi di serie tv all’attivo. Nato nel 1983, vide il film del 1962 quando era piccolo, sgattaiolando nella camera dei genitori che lo stavo guardando. Vide la ragazza inseguita dalla minacciosa presenza. I genitori gli raccontarono la trama, spiegando anche cos’era lo stalking. Ne rimase un po’ turbato, ma quando arrivò il momento vide anche la versione di Martin Scorsese. Era davvero spaventosa, con Robert De Niro che si aggrappa al telaio dell’auto, per trovare la casa dell’avvocato che - secondo lui - lo aveva fatto condannare. Da qui l’intenzione di reinventare la serie, adattandola ai tempi.
Racconta a Empire: “E’ come se qualcuno avesse visto una delle versioni precedenti, e poi andando a letto avesse un incubo. Aggiungendo materiale e dettagli suoi: il remix di un bruttissimo sogno”. Il regista ha fatto il suo apprendistato come showrunner di Channel Zero”, sulle piattaforme dal 2016. Quattro stagioni, nel genere creepypaste: “creepy” sta per orrore, e “paste” per copia e incolla (è un contenuto non particolarmente originale che ha i suoi fan). Poi ha lavorato per la serie “Hannibal” su NBC.
Ora l’avvocato di Cady è una donna, l’attrice Amy Adams. Cady è Javier Bardem, già abbastanza spaventoso in “Non è un paese per vecchi”, munito di una bombola di aria compressa con cui addormenta il bestiame. Colpo di scena, però. Spiega Nick Antosca: si parlerà di famiglie scombinate, paranoia, giustizia, vendetta, privilegio e colpa. Vale per le vittime e pure per il criminale. In fondo all’articolo di Empire, una notizia che c’era sfuggita. Steven Spielberg avrebbe dovuto dirigere il film del 1991. Uno scambio di progetti, e fu invece “Schindler’s List”.