Arriva la terza stagione di “Succession”, una serie tv sempre avvincente

I figli contro il padre, la smania di potere, New York. Su Sky torna la saga che ha come protagonisti i Roy, con un vecchio conto da pagare. L'intreccio e la qualità di scrittura della serie sono di altissimo livello
di
1 DEC 21
Immagine di Arriva la terza stagione di “Succession”, una serie tv sempre avvincente
Son tornati. Con la loro smania di potere, in ossequio alla legge di natura che fa combattere i figli contro il padre. Uccisione simbolica per diventare grandi – o almeno, una volta si usava così; adesso sono gli adulti che rinunciano a fare muro, inneggiare al dialogo è tanto più confortevole. I rampolli Roy sono in guerra con il capofamiglia Logan per assicurarsi il controllo della Waystar Royco, grande gruppo media con giornali, televisioni e un settore crociere (per amor di diversificazione) che sta procurando un sacco di guai. Non tutto quello che succedeva a bordo rispettava le impiegate: era prima del #MeToo, ma i conti vanno pagati adesso.
“Succession” torna per la terza stagione, lungamente attesa e per gli spettatori italiani iniziata lunedì scorso su Sky Atlantic (anche on demand su Sky e in streaming su Now Tv). Il maledetto Covid ha colpito duro sulla serie di Jesse Armstrong, che continua ad avere standard altissimi di scrittura: sono nove episodi e ce li dobbiamo far bastare. Per un attimo sembra di essere tornati a quando tutto cominciò: Logan Roy in elicottero, colpito da un malore che lo priverà per un po’ della coscienza e della capacità di prendere decisioni. Compiuti gli 80 anni, avrebbe dovuto annunciare il suo successore, e il figlio Kendall aveva già incautamente dato inizio ai festeggiamenti.
Logan Roy è sempre in elicottero, stavolta con l’aria furiosa. Dopo un certo numero di scazzi che hanno alimentato le stagioni precedenti (con il generoso contributo dei fratelli Roman e Connor, della sorella Shiv, del cugino Greg che si è intrufolato nell’asse ereditario) Kendall Roy ha fatto la sua azzardatissima mossa. Ha buttato addosso al vecchio genitore le responsabilità per i fattacci a bordo delle navi da crociera. Chiunque avrebbe in mente come procedere, dopo il violento spariglio. Non Kendall, che è una strana miscela di sprezzo del pericolo e rancore, a dire la verità non ha neanche una faccia troppo intelligente. Mai come Connor, che aveva lasciato la famiglia per fare l’hippie nel deserto, e al momento si accompagna a una bionda con velleità artistiche.
La poveretta si sente consigliare: “Mettiamo insieme le cose terribili che hanno detto sulla tua recitazione e creiamo il caso”. Da questo punto di vista, l’alternativo – fino a qualche tempo fa – Connor è in linea con la famiglia. Nel primo episodio, sono tutti in cerca di avvocati-squalo e di professionisti specializzati nella comunicazione. Kendall è così indietro che la sua assistente gli spiega: “Non devi ripetere ‘no comment’ ai giornalisti, basta non commentare”. Le specialiste convocate, e interrotte di continuo dalle sue nervose osservazioni, gli dicono “mi interessa il tuo arco narrativo”.
Il vecchio genitore consulta una lista che va da Sarajevo a Città del Vaticano: sono i luoghi in cui rifugiarsi, non hanno accordi di estradizione con gli Usa. La figlia Shiv, anche lei provvista di marito non sveglissimo, cerca di accaparrarsi per conto di papà i servigi dell’avvocatessa Lisa Arthur. La stessa che Kendall vorrebbe arruolare, è una che non perde mai. Per convincerla, ha un asso nella manica: “Mio padre è il diavolo”.
Sedili di elicottero e divani di automobile, sale riunioni, consigli di amministrazione, camere d’albergo. Il panorama – a parte qualche spettacolare veduta dei grattacieli di New York – non cambia granché. Sono i dialoghi, e le alleanze sempre mutevoli – Logan si deve far da parte, chi andrà a combattere in prima linea? – a rendere” “Succession” avvincente. Un graditissimo cambio di passo, dopo le miserie che spingono al macello i concorrenti di “Squid Game”.