Perché la polemica contro Netflix vincitore a Venezia75 non ha senso

Mariarosa Mancuso

Tutti devono poter vedere il film vincitore del Leone d’oro alla Mostra di Venezia, non solo gli abbonati a Netflix. Lo sostengono l’associazione degli autori, la federazione dei cinema d’essai, l’associazione cattolica degli esercenti. Benissimo. Spiegatelo agli spettatori che non hanno un cinema vicino a casa, o che vivono in città e cittadine dove a Natale si proietta solo il cinepanettone d’ordinanza. Non potrebbero aver voglia anche loro di vedere “Roma” di Alfonso Cuarón? Non avrebbero anche loro il diritto di vederlo?

   

Netflix ha finanziato il film, ambientato nel quartiere di Città del Messico dove il regista è cresciuto (non c’entra Fellini, né la città eterna). I mezzi tecnici esistono, l’abbonamento mensile costa meno del biglietto del cinema: sembra più un’apertura che una chiusura. Tanto più che quest’anno - miracolo - alla Mostra di Venezia ha vinto il migliore. Un raro film d’autore che non disprezza il pubblico: lo intrattiene, lo coccola, lo diverte, lo commuove.

   

Alla periferia dell’impero siamo abituati al doppiaggio, e rischiamo di dimenticarlo: la famiglia raccontata da Cuarón parla spagnolo, la serva parla un dialetto indigeno. Aggiungete la fotografia in bianco e nero: qualsiasi altro produttore avrebbe detto “no grazie, i film con i sottotitoli non incassano”. Quanto al fatto che lo streaming mette in difficoltà le sale: neanche i vetturini applaudirono l’invenzione dell’automobile, ma in macchina andiamo tutti.

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