Le donne fanno i film e sono sempre più brave

Anselma Dell'Olio

C’era Lucia Borgonzoni a Cinematografo l’altra sera, disponibile, a suo agio, appollaiata come tutti sugli alti sgabelli periclitanti del baracchino Rai, a lungo e senza spazientirsi per la scomodità, le attese, la martellante musica del red carpet; viene pure bene in video. Marzullo le chiede se vuol essere chiamata al femminile. Lei non esita, “No! Sottosegretario va benissimo!”. I suoi film preferiti sono “Videodrome” di Cronenberg, “La ricotta” di Pasolini, i film dei Monty Python.

 

Lovely Savina Confaloni (Spazi Amici) era in spiaggia all’Excelsior accanto a Julian Schnabel, lui con il pacco dei giornali italiani. L’artista-autore le chiede di tradurgli le critiche per “At Eternity’s Gate”. “A quelle cattive gli fumavano le orecchie; alla fine si è buttato in mare per una gran nuotata.” Impossibile lodare a sufficienza il doc in 40 capitoli che include 500 registe “Women Make Movies” di Mark Cousins. Qui c’erano le prime 4 coinvolgenti ore, tra le voci f.c. Tilda Swinton e Jane Fonda. “La rumena Malvina Urșsșșianu, o la danese Astrid Henning-Jensens sono brave come Ingmar Bergman”. E’ una scuola di cinema in cui tutte le docenti sono donne.

 

Un esempio: un capitolo della prima ora è “Conversazioni”, con montage di sequenze dai film per dimostrare le diverse soluzioni per riprendere una conversazione in modo assai meno banale di campo e controcampo; un film illuminante, coinvolgente, necessario, da non perdere. Il regista spiega la ricerca, “A ogni paese chiedevamo: ‘Chi sono le vostre grandi registe?’”. Detassis chiosa: “Dalla quantità e qualità delle registe operative nei primi anni del cinematografo, si capisce che è stato compiuto un genocidio, un annientamento, fino all’esiguo numero di oggi chiuso nel ghetto di sterili polemiche sulle quote. No alle quote in arte ma nei posti di potere sì. Ero agli esordi quando un capo mi disse ‘Hai talento, peccato per le tette, dovresti tagliartele’”. Piera è la prima presidente e ad nei 62 anni dei David. “Ameri can Dharma”, doc di Errol Morris su Steve Bannon, è tutto quello che già si sa: marine, banchiere, regista, web manipulator, ideologo alt-right, trumpista al cubo. Criticato il regista perché non l’avrebbe rintuzzato con efficacia; ma se con Bannon il progressista Morris era disarmato, impotente, labile, è il ritratto della sinistra – “cervo accecato dai fari”, non solo americana. Martedì i Premi di Pulcinella.

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