Il referendum sul trucismo l’ha voluto il Truce

14 AGO 19
Ultimo aggiornamento: 00:11 | 15 AGO 19
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I nuovi equilibri parlamentari fotografati martedì pomeriggio al Senato durante la votazione sul calendario dei lavori in Aula hanno contribuito a rafforzare l’idea che Matteo Salvini si sia infilato da solo in una clamorosa trappola politica dalla quale oggi non riesce a liberarsi. Ieri, dopo aver cercato di ribaltare il tavolo proponendo al Movimento cinque stelle di fare quello che il movimento chiedeva, ovvero votare il taglio al numero dei parlamentari e poi andare subito alle elezioni, il leader della Lega ha lasciato intendere, in una intervista al Corriere della Sera, di essere persino pronto a tornare sui suoi passi, perché, sono parole di Salvini, alla Lega interessa solo avere un governo che possa permettersi di esprimere uno come Giancarlo Giorgetti al ministero dell’Economia – e non è un caso che nella mattinata di ieri siano comparse molte dichiarazioni di leghisti più morbide nei confronti del M5s (il ministro Gianmarco Centinaio ha detto che rispetto al M5s “le porte non sono chiuse fino in fondo”). Il dibattito sui tempi della crisi rischia però di farci perdere di vista quello che in realtà è il vero tema centrale della fase politica che stiamo vivendo e il tema sul quale vale la pena soffermarsi ci suggerisce che la difficoltà di fronte alla quale si trova oggi Matteo Salvini non ha a che fare con un problema legato ai tempi scelti per far morire il governo. Ha a che fare con qualcosa di molto più importante che non riguarda la fredda tattica parlamentare ma riguarda l’essenza della strategia salviniana. La trappola nella quale Salvini è malamente caduto è relativa non all’incapacità di fare i giusti conti in Senato ma all’incapacità di fare i conti con il mostro dell’estremismo che il leader della Lega ha trucemente alimentato e che oggi non sembra più in grado di controllare. Le manovre parlamentari dei partiti nemici di Salvini possono essere lette in modo molto diverso e anche in modo molto critico, ma al centro del dibattito di queste ore vi è qualcosa di più della semplice volontà di non perdere le poltrone: vi è l’idea che in Italia vi sia un leader molto pericoloso che ha trasformato l’estremismo in un elemento non negoziabile dell’identità leghista. Il consenso spaventoso raggiunto in questi mesi dalla Lega ha poco a che fare con la speranza che Matteo Salvini possa trasformare l’Italia in una repubblica fascista e ha molto a che fare invece con la speranza che Matteo Salvini possa aiutare gli italiani a sentirsi sempre più sicuri e a sentirsi sempre meno ostaggio del populismo grillino.