Studenti coccolati e stalinisti

25 AGO 19
Ultimo aggiornamento: 00:11 | 26 AGO 19
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Cinque anni fa mentre frequentavo il mio ultimo anno di università, un mio amico mi ha inviato un link di un nuovo popolare gruppo Facebook chiamato ‘Cuntry Living’”, scrive James Marriott sul Times: “La maggior parte dei membri sembravano arrabbiati e usavano delle espressioni che non avevo mai sentito prima di allora: ‘appropriazione culturale’, ‘cisgendered’, eteropatriarcato’. C-living sarebbe diventato lo strumento digitale di un nuovo modo di fare politica nel campus. Una volta un membro ha chiesto se poteva indossare gli occhiali senza lenti da hipster che andavano di moda al tempo senza offendere nessuno. Dopo una discussione, è stato concluso che portare gli occhiali finti era una rappresentazione del privilegio di classe e non andava bene.
Inevitabilmente, i racconti di queste vicende iniziarono a filtrare nella stampa nazionale. Brendan O’Neill scrisse un articolo per lo Spectator intitolato ‘Gli studenti di Stepford’, in cui avvertiva di una nuova generazione di studenti mostruosamente illiberali i cui atteggiamenti stalinisti avrebbero minacciato il tessuto sociale. La maggior parte dei commentatori concordarono che questo era un problema generazionale. A distanza di cinque anni, sembra che non abbiano compreso la criticità fino in fondo. Il problema non sono i giovani, dato che l’istinto a reprimere chi la pensa diversamente appartiene a tutti gli esseri umani… Sono scettico verso ogni analisi generazionale sulla crisi della libertà di espressione nei campus universitari. Il libro ‘The Coddling of the American Mind’ di Greg Lukianoff e Jonathan Haidt attribuisce la colpa ai genitori ansiosi della middle class che hanno ‘coccolato’ i loro figli attraverso una cultura ultra protettiva. Questo comportamento ha significato che i giovani una volta arrivati all’università non erano abituati a convivere con chi la pensasse diversamente.
Ma questa teoria è una sciocchezza. Nessuna generazione è stata esposta a punti di vista più offensivi e a situazioni più pericolose di quella che si è formata sulla rete… Penso che questo spieghi gran parte dell’ambivalenza della mia generazione verso la libertà di stampa. Se sei cresciuto online, hai visto da vicino e ripetutamente la natura orribile degli esseri umani. Per un baby boomer la ‘libertà di stampa’ è qualcosa di nobile: il diritto degli editorialisti del Times di criticare il governo. Per i millennial invece la parola non ha una bella accezione. Evoca i forum di Redditi in cui vengono pubblicate le foto di bambini morti. Gli studenti di Stepford descritti da Brendan O’Neill non facevano paura perché appartenevano a una generazione diversa dalle altre ma perché erano la rappresentazione dei dibattiti politici della gente che frequenta la rete – specialmente se questi sono giovani, idealisti e ingenui. Oggi su Twitter si leggono costantemente i brexiteers e remainers che litigano per qualche oscura materia di dottrina politica. Ripenso a C-living e penso che in confronto era un luogo piuttosto civile. Oggi siamo tutti come gli studenti di Stepford”.