Niente competizione, compagni!

“Compagni oratori, nei comizi boicottate lo sport, arma del capitalismo”
I l primo maggio è stato consacrato anche quest’anno (sempre più) alle gite fuori porta e (sempre meno) alle celebrazioni sindacali. Ma una volta non era affatto scontato che non ci fosse reciproca ostilità tra i diritti sociali e i bisogni individuali. Anzi, in certe stagioni lontane il movimento operaio guardava allo sport, che andava raccogliendo favori crescenti tra i borghesi, come a un’insidia per lo spirito di classe. Solo la diretta concorrenza clericale e padronale porterà poi il mondo del lavoro a mutare visione e atteggiamento superando preconcetti radicati. Illuminante è l’articolo intitolato “Sportfobia” uscito nel 1911 sul settimanale romano Stadio, diretto dal poliedrico Sante Bargellini, insegnante e pubblicista, autore di novelle e giornalista. Fiero di essersi speso per l’ideale socialista quando “significava rischiare il domicilio coatto”, con sdegno denuncia che la sezione bolognese di Borgo Panigale ha raccomandato gli oratori del partito impegnati nelle manifestazioni della festa dei lavoratori a esprimere un pubblico “biasimo” per “l’invadenza dello sport”, specie del ciclismo e del podismo, giudicati chissà perché i più “dannosi all’educazione proletaria”. Errore madornale, ribatte Bargellini.