La Chiesa non è una ong. Sulla differenza tra cristianesimo e centro sociale

Scoprire il trascendente attraverso la vastità del mare è una bella esperienza. Ma la fede ha anche una sua storia, una disciplina, dei dogmi e una tradizione apostolica che non si può ridurre ai buoni sentimenti e alla solidarietà. Casarini e l’uso paraturistico di una conversione  

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(Foto Ansa)

Luca Casarini è diventato un uomo di Dio o comunque si è convertito, non al cattolicesimo, che gli sembra troppo istituzionale, ma al cristianesimo, che a suo giudizio, a giudizio del suo cuore, si combina meglio con l’esperienza dell’autonomia operaia e della ong Mediterranea, in cui milita onorevolmente, per il salvataggio dei migranti esposti al rischio di naufragio e annegamento. Ho sempre provato una discreta avversione per le conversioni via stampa, ricordo un generoso e panico Giorgio Bocca che faceva pipì in montagna e guardava le stelle, così, pascalianamente, sentì, diceva a Panorama, la forza del creato e l’esigenza del trascendente. Niente contro il ricordo personale di Bocca e la carriera spirituale di Casarini, che mi sembra un buon tipo d’uomo.
C’è poi di mezzo Papa Francesco, che aveva il vezzo di dirsi non cattolico, o proclamare che il suo Dio non è cattolico, al contrario di quanto ricordò Pio XII a Clare Booth Luce in fase di milizia fervorosa anticomunista: “Signora, anch’io sono cattolico”. Trovo che la borghesissima privacy in fatto di conversione è un elemento decisivo, una bella misura di serietà, più della sentita e palpabile comunione nel segno della trascendenza, più della sentita solidarietà o fratellanza in Cristo. Mi piacerebbe poi che qualcuno, nel momento dell’incontro con Cristo o con Dio Padre che lo mandò, per proclamare universalisticamente cioè cattolicamente la via la verità la vita, ricordasse che la Chiesa da questi fondata è fatta non solo di buoni sentimenti e di assistenza ma di una disciplina rocciosa, di una intelaiatura di idee e narrazioni e filosofie e dogmi, di un clero che invera la tradizione apostolica attraverso la propria disposizione gerarchica, compreso quel particolare molto cattolico che è il Papa, e se vogliamo Roma petrina e paolina.
I centri sociali e le ong sono volendo una bella cosa, almeno nelle intenzioni, ma la Chiesa non è un centro sociale, non è una ong, e le opere è questionabile conducano di per sé alla salvezza senza la fede e le lezioni complicate e tramandate della scrittura, libero esame o no della coscienza (Lutero obiettò pesantemente in merito e oggi è molto rivalutato). Comunque, qui nessuno è teologo, la questione ha solo un profilo intellettuale e morale. 
Scoprire il trascendente per via delle stelle o della vastità del mare, come nel caso di Luca, è una bella esperienza, ai confini del New Age, consigliabile a tutti. L’uso paraturistico e da diporto che si fa del mare non è competitivo con simili agnizioni o disvelamenti. Però anche il mare del trascendente può avere una sua logica, una sua storia addirittura, una sua disciplinata funzione umanistica, una sua etica personale e collettiva, e tenerne conto può essere una buona cosa. Aiuta in questo senso un minimo di rispetto intellettuale per i fondatori di chiese, scismi autocefali e ortodossia e protestantesimo compresi, per i sacerdoti consacrati con i loro carismi e per la prassi ecclesiastica del popolo di Dio, compresi popi e pastori, che poi secondo il Concilio ecumenico ultimo sarebbe nella sua interezza il corpo cristico della Chiesa. L’autonomia operaia e la prassi rivoluzionaria veneta sono stati un orizzonte, perché no, costringervi dentro, come orizzonte rivoluzionario, allo stesso titolo, l’intero cristianesimo, come fa Casarini dicendosi ai giornali, è forse un po’ troppo.