Chiesa
A POCHI GIORNI DALLE MIDTERM •
La crociata cattolica contro Trump: "Bisogna salvare la democrazia"
Il National Catholic Reporter, da sinistra, si appella all'elettorato cattolico affinché punisca l'attuale Amministrazione. Tre i capitoli contestati: l'immigrazione, la guerra all'Iran e le derive populiste
23 OTT 26

Roma. “Gli elettori devono prendere in considerazione le diverse minacce alla democrazia poste dall’attuale Amministrazione. E’ giunto il momento di eleggere un Congresso che difenda la democrazia”. L’appello non è pubblicato su qualche sito clandestino, magari d’una qualche associazione per i diritti umani costituita lontana dalla longa manus del regime liberticida. Trattasi invece dell’editoriale preelettorale del National Catholic Reporter, prestigiosa rivista cattolica americana d’area liberal, che ha stilato un elenco di motivazioni per cui i cattolici dovrebbero farsi portatori di una scelta radicale che nelle urne azzoppi Donald Trump e il suo disegno. Tre sono le principali imputazioni mosse contro l’attuale Amministrazione, si legge nell’editoriale: l’applicazione delle leggi sull’immigrazione, la guerra “sconsiderata” in Iran e le continue minacce alla democrazia. Punto primo: “Prendere di mira gli immigrati che rispettano la legge, arrestarli per una violazione non penale delle inadeguate leggi sull’immigrazione del paese, detenerli in carceri disumane e deportarli in prigioni infernali all’estero, talvolta in paesi in cui non hanno mai vissuto: tutto questo costituisce una vergogna di cui la nostra nazione si pentirà a lungo”. Una “stretta repressiva” non solo ingiusta, ma anche “immorale, perché alcuni migranti, come quelli provenienti da Haiti, vengono rimandati in uno stato fallito, dove le bande criminali controllano le strade. Lo status di protezione temporanea è stato concepito proprio per i migranti provenienti da paesi in cui le condizioni sono così terribili. Revocare tale status quando la situazione nel paese d’origine non è migliorata è un atto crudele. La macchia morale sarà indelebile”.
Punto secondo, la guerra contro Teheran, che “non soddisfa i rigorosi criteri della teoria della guerra giusta, il tradizionale quadro di riferimento con cui i cattolici valutano la rilevanza morale dei conflitti armati. Il ricorso alla guerra non è stato l’ultima risorsa. Gli obiettivi dichiarati erano vaghi e mutevoli, perciò nessuno può sostenere che i danni provocati dalla guerra siano necessariamente inferiori a quelli derivanti dal mantenimento dello status quo. Ma forse l’aspetto più compromettente per un’Amministrazione che fa della fermezza un motivo di orgoglio è che questa guerra non soddisfa il requisito di avere ragionevoli probabilità di successo. Rispetto ad altre guerre, il numero delle vittime in questo conflitto è stato contenuto. Ma i danni alle relazioni estere degli Stati Uniti sono incalcolabili. Non esiste un esito plausibile di questa guerra che non riduca l’autorità morale e il peso strategico dell’America nel mondo”.
E’ curioso che questo tema metta d’accordo anche i cattolici dell’altra parte politica, quelli a tendenza Vance, che mai hanno applaudito all’impresa bellica contro il regime degli ayatollah. Terzo ma sicuramente non ultimo per importanza, il principio secondo cui da queste elezioni passa il destino della democrazia americana: “La recente esclusione dalla Casa Bianca di tre importanti testate giornalistiche è soltanto l’ultimo di una serie di atti in contrasto con la Costituzione. Anche il tentativo di interferire con lo svolgimento delle elezioni da parte dei singoli stati rientra in questa categoria. Ci inquieta pensare a ciò che l’Amministrazione potrebbe ancora fare per contestare la volontà popolare nelle elezioni di metà mandato”. Come “cattolici e cittadini di questo grande esperimento di libertà regolata dal diritto, possiamo e dobbiamo opporci agli sforzi di Trump volti a sovvertire la democrazia e lo stato di diritto. La democrazia non garantisce di per sé una buona società. Trump ha vinto due volte. La democrazia è, come disse notoriamente Winston Churchill, ‘la peggiore forma di governo, fatta eccezione per tutte le altre che sono state sperimentate’”.
Ma c’è anche un altro aspetto che ha visto il mondo cattolico esprimere più d’una perplessità: la scelta, poi sconfessata da Donald Trump in persona, del segretario del Pentagono Pete Hegseth di trasmettere in diretta televisiva l’esecuzione di Nidal Hasan, prevista per il prossimo dicembre. Anche First Things, principale rivista del cattolicesimo colto conservatore americano, ha pubblicato un podcast in cui solo l’idea veniva condannata, ché trasformare la pena capitale in uno spettacolo mediatico altro non è che “barbarie” che “calpesta la dignità umana”.
Sono tutti elementi che dimostrano come il sostegno che Trump riuscì a ottenere solo due anni fa tra l’elettorato cattolico, storicamente schierato con i democratici, è un pallido ricordo. Certo, non tutti i capi d’accusa all’Amministrazione risulteranno determinanti nelle urne – la guerra contro l’Iran potrebbe interessare solo se gli elettori faranno il collegamento tra l’intervento armato e il prezzo del gasolio – ma è indubbio che l’atteggiamento riguardo il fronte migratorio, considerata anche la posizione della Chiesa, lederà notevolmente il consenso tra gli elettori latinos. Da capire, però, quanto. E soprattutto, quanto il sostegno fra l’elettorato bianco evangelico (maschile) per Trump compenserà la disaffezione ispanica. I sondaggi, in questo senso, sono sovente contraddittori e comunque da prendere sempre con le molle: capita di frequente che gli istituti di ricerca, anche quelli più rinomati, non riescano a saggiare l’umore di un elettorato che in parecchi stati ha dimostrato di poter mutare il proprio orientamento o, più semplicemente, di non votare. Tutte variabili che, in ogni caso, non fanno dormire sonni tranquilli ai maggiorenti repubblicani.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
