I cattolici voltano le spalle a Trump

Il Pew Research Center dà conto del crollo del gradimento del presidente tra gli elettori che solo due anni fa lo premiarono rispetto a Kamala Harris. L'unico gruppo religioso che ancora è con lui è quello formato dai maschi evangelici bianchi

17 OTT 26
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Roma. Alle ultime presidenziali del novembre 2024, Donald Trump riuscì a conquistare il voto cattolico, che lo premiò con il 55 per cento dei consensi rispetto al modesto 43 andato alla rivale Kamala Harris. Due anni dopo, il consenso del presidente tra i cattolici è al trenta per cento. Venticinque punti in meno rispetto al giorno della vittoria e diciassette in meno rispetto all’inizio del mandato. Sono numeri catastrofici quelli pubblicati dal Pew Research Center, l’autorevole centro studi americano. Il dato peggiore, per Trump, è che anche tra i cattolici ispanici il suo consenso è precipitato, passando dal 31 al 18 per cento e tra i cattolici “bianchi” dal 59 al 39. Non va meglio tra gli evangelici, grande bacino elettorale Maga: l’indice di gradimento di Trump è crollato in due anni, dal 78 per cento della notte in cui fu sancito il ritorno in Pennsylvania Avenue al 58 di oggi. 
Nonostante ciò, “gli evangelici bianchi rappresentano l’unico gruppo religioso in cui c’è una maggioranza che ha un giudizio favorevole di Trump”, segnala il Pew Research Center. Il dato del voto cattolico è comunque rilevante: due anni fa, dopo decenni, un candidato repubblicano riuscì a prevalere anche in quella fascia della popolazione, tradizionalmente orientata sui democratici.
Oggi, il 59 per cento degli ispanici si dice pronto a rinnegare il voto per il Grand Old Party e solo il 19 per cento conferma la preferenza per un repubblicano. Di certo non hanno aiutato le continue tensioni fra l’Amministrazione e la realtà cattolica. Dal taglio ai fondi per gli immigrati (con le dichiarazioni fortemente avverse all’episcopato pronunciate dal vicepresidente J. D. Vance, che pure sarebbe cattolico) agli attacchi rivolti al Papa la scorsa primavera, con Trump che accusò Leone XIV di essere filoiraniano e di volere l’aumento del crimine. Fino alla durissima presa di posizione della Conferenza episcopale rispetto all’idea del segretario del Pentagono Pete Hegseth di procedere alle fucilazioni dei condannati a morte in diretta televisiva, a cominciare da quella di Nidal Malik Hasan, il prossimo dicembre. Prima della retromarcia decisa da Trump, l’ordinario militare degli Stati Uniti ed ex numero uno dell’episcopato, mons. Timothy Broglio, aveva pubblicato una dichiarazione dai toni insolitamente severi e tutt’altro che concilianti: “Vogliamo davvero imitare i terroristi di questo mondo e trasformare l’uccisione dei nostri avversari, compiuta in modo barbaro, in uno spettacolo pubblico? Il crimine commesso da Nidal Malik Hasan è stato atroce, ma quale scopo si raggiunge esponendo il pubblico alla sua esecuzione?”, ha scritto mons. Broglio. “E’ stato preso in considerazione il possibile danno morale che potrebbero subire i membri del plotone d’esecuzione? Sarà possibile riparare al danno provocato dalla trasmissione in diretta, durante il 250esimo anniversario della nostra indipendenza, ai giovani e alle persone più facilmente influenzabili? Le Forze armate statunitensi godono generalmente di una buona reputazione nel mondo. C’è davvero qualche vantaggio nel metterle sullo stesso piano dei terroristi, trasmettendo in tutto il mondo le immagini dell’esecuzione di un uomo su una sedia a rotelle? Questa decisione rispecchia la dignità della persona umana?”. Concludeva, il vescovo, che è tutt’altro che un pericoloso progressista, con l’ordine perentorio: “Come farei nel caso di un aborto procurato, impongo a tutti i cattolici assegnati al plotone d’esecuzione di chiedere di essere esonerati da questa azione, contraria all’insegnamento della Chiesa”.
Non ha di certo giovato all’immagine di Trump fra i cattolici, poi, il fatto che il governo americano sia stato l’ultimo ad augurare una pronta guarigione al Papa ricoverato in ospedale. Se re Carlo d’Inghilterra inviava a Leone un messaggio privato, se tutti i leader del pianeta manifestavano sostegno e assicuravano preghiere, per giorni dalla Casa Bianca è giunto silenzio. Solo su richiesta di qualche giornalista al seguito della carovana presidenziale, Trump ha risposto augurandosi che il Pontefice possa stare meglio. D’altronde, il presidente ha più volte fatto sapere pubblicamente di preferire il fratello Prevost più adulto, Louis, “che è un Maga”. Chissà se a influenzarne il giudizio è stato il suo vecchio amico Steve Bannon, secondo cui l’attuale Pontefice è la cosa peggiore che potesse capitare ai Maga americani. Lo disse pochi minuti dopo aver appreso della sua elezione, l’anno scorso. Il vicepresidente Vance ha atteso tre giorni prima di far sapere che lui e la sua famiglia “continuano a pregare per la buona salute e il pieno recupero di Papa Leone XIV”. Non resta che attendere poche settimane per capire come tutte queste tensioni si riveleranno nelle urne elettorali, alle elezioni di metà mandato del prossimo 3 novembre.