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Il Papa lotta insieme a noi e parla con Putin: "Una tregua per Oleshky"
Dal Gemelli il Pontefice ha avuto una telefonata con il presidente russo nella quale "ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky". Il centro urbano è uno dei simboli della ferocia del Cremlino. Secondo l’agenzia Interfax, il presidente russo ha risposto che la responsabilità è "del regime di Kyiv"

Foto Ansa
Il Papa convalescente dopo l'operazione per l'asportazione di un tumore maligno al polmone, lavora come se si trovasse nel suo studio in Vaticano. Oggi, forse anche per smentire le ipotesi su una possibile "rimodulazione" del pontificato, dopo il consueto bollettino medico che dava conto dei miglioramenti, sono state diffuse anche due foto che vedono Leone XIV celebrare la messa al Gemelli (ha anche tenuto l'omelia, segno senz'altro positivo). Infine, a metà pomeriggio, la Sala stampa della Santa Sede ha fatto sapere che il Pontefice ha avuto una conversazione telefonica con Vladimir Putin durante la quale "ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, chiedendo una tregua per consentire l'arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l'evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile".
Oleshky è divenuta una delle tante città simbolo di questo conflitto e della ferocia del Cremlino. Nel 2021, l'anno prima dell'invasione, aveva quarantamila abitanti. Oggi ne conta mille. Mille persone, per lo più anziane, impossibilitate a fuggire. Chi prova a scappare, rischia di saltare in aria su una delle centinaia di mine lasciate sul terreno. La città è quasi tutta distrutta e non c'è più nulla da mangiare e bisogna ricorrere a quel che c'è. Anche alle erbacce, come ha detto Tetiana Hasanenko, dell'amministrazione militare cittadina. Uno scenario che riporta la memoria all'Holodomor, il genocidio studiato a tavolino da Stalin per piegare gli ucraini negli anni Trenta. Vassilj Grossman ha raccontato scene che potrebbero essere la descrizione di quanto si vede oggi a Oleshky: gente affamata e disperata che bolliva i lacci delle scarpe e mangiava la corteccia degli alberi.
Chissà se Papa Leone, nella sua telefonata con Putin (la seconda in diciotto mesi, la prima era stata meno di un mese dopo l'elezione, nel giugno del 2025) avrà avuto modo di ricordarglielo. Secondo l’agenzia Interfax, il presidente russo ha risposto che la responsabilità è "del regime di Kyiv".
