Chiesa
IL RICOVERO DEL PONTEFICE •
In Germania, il Papa in ospedale diventa occasione per invocare la rivoluzione
Alle 19.48 la notizia ai giornalisti: intervento concluso positivamente "nei tempi e nei modi previsti". Leone XIV era entrato al Gemelli all'ora di pranzo, salutando la folla. Sul portale della Chiesa tedesca: "Ecco la fragilità del Papato"
14 OTT 26

Roma. Alle 19.48 di ieri, la Sala stampa vaticana attraverso un messaggio postato su Telegram ha comunicato ai giornalisti accreditati che l’intervento chirurgico per l’asportazione di un nodulo al polmone si era concluso positivamente “nei tempi e nei modi previsti” e che “il Santo Padre è rientrato in stanza”. Leone XIV era entrato al Policlinico Gemelli nel primo pomeriggio, come da cronoprogramma, salutando i numerosi fedeli che lo attendevano all’ingresso dell’ospedale insieme a giornalisti e fotografi. Alle 18, dalla cappella del Gemelli, il cardinale vicario di Roma, Baldassare Reina, ha presieduto la recita del Rosario. In mattinata, il segretario di stato, il cardinale Pietro Parolin, si era detto fiducioso: “Siamo all’inizio di questa difficoltà e speriamo si possa togliere al più presto e il problema si possa risolvere al più presto. Siamo fiduciosi di questo, però lo accompagniamo con la preghiera. E’ una cosa di cui grazie a Dio ci si è accorti subito e normalmente quando sono prese in tempo riesci a risolvere”.
Il Papa che torna al Gemelli dopo aver annunciato di avere un problema di salute al termine dell’Angelus domenicale è un’occasione ghiotta per i fautori più spinti delle riforme in stile sinodale alla tedesca. Per capire il nesso, è sufficiente leggere un editoriale pubblicato sul portale ufficiale della Chiesa cattolica di Germania, dove si collega il “fulmine a ciel sereno” (per usare le parole del cardinale Parolin) relativo al nodulo polmonare riscontrato al Papa e la necessità di cambiare la Chiesa. Scrive Christoph Paul Hartmann che “il caso mostra quanto sia fragile il sistema del papato. Il Papa governa ancora la sua Chiesa come un sovrano dell’età premoderna governava il proprio regno o principato: i singoli ministri, o meglio i prefetti, vengono convocati in udienza e poi trasmettono le direttive ricevute filtrandole secondo la propria interpretazione.
Tutto è orientato verso il sovrano al centro, mentre i collegamenti e la collaborazione ai livelli inferiori sono rari. Questo – si legge ancora – comporta diversi problemi: spesso una mano non sa che cosa faccia l’altra; gli uffici lavorano in parallelo o addirittura gli uni contro gli altri, invece di procedere nella stessa direzione. Le conoscenze si disperdono, soprattutto nel passaggio tra prefetti di lunga esperienza e prefetti di nuova nomina. Gli organismi agiscono spesso senza un adeguato coordinamento, tanto che le loro pubblicazioni possono risultare contraddittorie. Non si sviluppa una sufficiente conoscenza organizzativa che consenta di rendere i processi più professionali”. L’analisi su sito ufficiale della Chiesa tedesca prosegue, denunciando che “anche per questo il Vaticano è spesso considerato un’istituzione estremamente lenta e macchinosa. La frammentazione dei singoli attori finisce per generare immobilismo”.
L’articolo prosegue: “Per contrastare questa tendenza, Papa Francesco aveva convocato il Consiglio dei cardinali. Ma quello non poteva che essere un primo passo. La malattia del Papa ha reso nuovamente evidente quanto la Curia abbia ancora bisogno di riforme, anche dopo quella promossa da Francesco. Leone XIV farebbe bene a distribuire conoscenze – e responsabilità –tra più persone, così da rendere il governo della Chiesa non soltanto più professionale, ma anche più agile e capace di adattarsi ai cambiamenti. Ne trarrebbe beneficio”. A proposito di corvi svolazzanti e carità cristiana.
In ogni caso, ora inizia il periodo di convalescenza: come comunicato già lunedì dalla Prefettura della Casa pontificia, tutte le udienze sono sospese fino a martedì prossimo, 20 ottobre. Poi, la graduale ripresa. In calendario, come noto, c’è il viaggio in Sudamerica a novembre.