La “bella sorpresa” del vescovo di Anversa sono i viri probati. Di nuovo

In un'intervista a Herder Korrespondenz, il vescovo di Anversa fa sapere che tutto è quasi pronto per l'ordinazione di uomini sposati. E confida nel Papa

3 OTT 26
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Roma. Mentre il Papa pensa ancora ai “santi di Francia” e alla “bella sorpresa di Dio”, poco più su, ad Anversa, il vescovo Johan Bonny torna indietro di dieci anni e fa sapere che lui andrà avanti con i viri probati. In un’intervista concessa a Herder Korrespondenz, mons. Bonny ha detto: “Non voglio condurre una campagna pubblica, ma in quanto vescovo devo poter dare una risposta a una richiesta urgente riguardo alla carenza di sacerdoti nella nostra diocesi”. L’obiettivo è procedere con le ordinazioni di uomini sposati entro il 2028 e Roma è stata già informata: “A giugno sono andato a Roma di mia iniziativa per illustrare al dicastero per il Clero e alla Segreteria generale del Sinodo la mia proposta. Sono stato accolto calorosamente e ho avuto molto tempo per spiegare la situazione della mia diocesi. Anche nella Conferenza episcopale belga la discussione è proseguita. Allo stesso tempo, sto avendo colloqui personali con alcuni potenziali candidati in vista di un'ulteriore formazione. Sono incoraggiato dalle numerose reazioni positive che ho ricevuto alla mia lettera pastorale”. La situazione, nel Belgio fiammingo, è grave, visto che “il numero delle vocazioni locali è insufficiente sia nei seminari sia negli ordini religiosi” e “attualmente ci troviamo al di sotto dello zero”. L’episcopato locale è schierato con mons. Bonny, benché lo stesso presule riconosca che la situazione non è uguale dappertutto: nelle diocesi francofone si riesce ancora a far fronte all’emergenza grazie ai sacerdoti africani e francesi. Però, ed è la cosa più rilevante, non trattasi solo di una misura per tappare la falla. Il discorso è molto più profondo ed è lo stesso vescovo a spiegarlo: “Crediamo che la Chiesa cattolica abbia bisogno sia del sacerdozio come sacramento sia di sacerdoti sposati, per preservare e sviluppare ulteriormente la propria identità cattolica. Senza i sacramenti e senza il ministero sacramentale, nessuna comunità cattolica può sopravvivere o crescere. Essi costituiscono la forza trainante e la cornice di ogni attività missionaria. Sono necessari sia per la nostra salvezza sia per la nostra santificazione e la nostra crescita spirituale. Tutta la tradizione cattolica si fonda su questa convinzione. E’ tempo di essere cattolici insieme!”. Un’analisi quantomeno azzardata, se si pensa alla gloriosa (e drammatica) storia dei cattolici in Giappone, che per duecento anni hanno trasmesso la fede nonostante la persecuzione, dopo il sacrificio dei martiri. Per non parlare della storia della Chiesa in Corea. Insomma, che senza sacramenti una comunità cattolica sia destinata alla morte è falso. A ogni modo, e se Roma dovesse opporre un rifiuto? La questione si farebbe seria: “Confido che entro la fine del processo sinodale, nell'autunno del 2028, sarà trovata una soluzione adeguata. Sarebbe un colpo grave per la credibilità e per l'attuazione dell'intero processo sinodale se fino ad allora non si riuscisse a trovare alcuna soluzione”. A essere chiamato in causa è il Papa: “La mia fiducia – spiega mons. Bonny – si fonda su Papa Leone XIV e sul suo modo di essere, così come sul suo ruolo di costruttore di ponti. Come ogni buon padre sa ciò di cui hanno bisogno i propri figli, e questo non è diverso per tutte le persone. La mia fiducia si basa anche su confratelli nell'episcopato provenienti da diversi paesi e continenti, che mi hanno confermato personalmente di avere a che fare con la stessa situazione e di sostenere la stessa soluzione”.
Il tema dei viri probati non è nuovo: nel 2019, in occasione del Sinodo sull’Amazzonia, il tema fu ampiamento discusso. Al paragrafo 111 del Documento finale si legge infatti che si è proposto che “l’autorità competente stabilisca criteri e disposizioni per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti dalla comunità, i quali, pur avendo una famiglia legittimamente costituita e stabile, abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato al fine di sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei Sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica. A questo proposito, alcuni si sono espressi a favore di un approccio universale all'argomento”.