La Chiesa rinasce ascoltando il cuore del popolo, non con cantieri sinodali e piani pastorali

Che sia la volta buona che si è capito che la Chiesa non si riforma seduti attorno a un tavolo scrivendo documenti che quasi nessuno leggerà mai? Dal cuore del cattolicesimo francese un segnale ben chiaro è giunto

1 OTT 26
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Roma. “Rinascita” è la parola che secondo il Papa può riassumere il viaggio in Francia, cui ha dedicato la catechesi di ieri mattina. Leone XIV è rimasto impressionato davvero da quel che ha visto e sentito nei quattro giorni trascorsi fra Parigi, Lourdes e Metz. Anche il più distratto degli spettatori se n’era reso conto: la sua commozione fino alle lacrime ogni volta che veniva intonato il “Salve Regina”. Altro che periferia dimenticata, altro che occidente cristiano finito e tramontato. Bastava poco per ridestare le braci covate a lungo sotto la cenere. “E’ interessante – ha detto il Pontefice – mettere in parallelo la celebrazione dei Vespri nella Cattedrale con la Veglia dei giovani avvenuta la sera stessa nel grande Stadio di Francia a Parigi. Due luoghi completamente diversi, eppure due eventi complementari, quasi uniti spiritualmente. Che cosa li univa? La Chiesa, che non è fatta di pietre o di cemento, ma di persone che amano Gesù Cristo perché sono state amate da Lui. A Notre-Dame c’erano i preti e i diaconi, le persone consacrate, gli operatori pastorali; allo stadio c’era la nuova generazione francese: nuova – direi – non solo per età, ma più ancora per spirito, per libertà di cuore e di fede. Giovani che hanno cantato, gridato, ma che sono anche rimasti in silenzio, in ascolto. Volti attenti e commossi, che manifestavano cuori desiderosi di verità e d’amore. A loro ho detto con gioia: ‘Voi siete i santi di Francia!’. Quella Veglia è stata un grande segno di speranza”. Una speranza che è data anche dai numeri, quelli che gli stessi vescovi francesi definiscono “inspiegabili” relativi alla crescita esponenziale dei battesimi adulti che si è registrata negli ultimi anni. “Una bella sorpresa di Dio”, l’ha definita. Leone XIV, che già in aereo aveva capito che quelle masse di ragazzi “ovviamente cercano qualcosa”, è tornato sul punto: la messa in Place de la Concorde. “Lì il segno della rinascita è apparso in modo sorprendente: l’assemblea liturgica si estendeva per tutta l’Avenue des Champs-Élysées fino all’Arco di Trionfo e oltre. Al momento della comunione, tutti hanno potuto accostarsi all’eucaristia, distribuita in ogni luogo. Ecco la vera ricostruzione, il restauro della Chiesa che solo Dio può fare, per intercessione della Vergine Maria”.
Viene allora da domandarsi se questo stupore – il cardinale Jean-Marc Aveline ha detto di aver pianto vedendo la gente affollare i Campi Elisi – non derivi anche dal fatto che per troppi anni si è pensato di favorire la rinascita non coltivando il sentire vero del Popolo di Dio, quello che intona il “Salve Regina” appena può e che corre alla Grotta di Massabielle, ma istituendo mastodontici cantieri sinodali, convocando assemblee continue su piani pastorali, d’aggiornamento e sviluppo. Organizzando sinodi sulla sinodalità dalla durata infinita, più lunghi dei concili e dai contenuti vaghi, scontati e utopici. Cantieri e gruppi, circoli e laboratori. Tutti intenti a discutere di sinodalità verticale e orizzontale, del sempiterno coinvolgimento dei laici. Cose che interessano a nessuno, se non alle nicchie di teologi alla ricerca del tempo perduto, di sociologi convinti d’essere ancora al crepuscolo degli anni Sessanta e di qualche prete d’assalto che dice che non servono preti. Che sia la volta buona che si è capito che la Chiesa non si riforma seduti attorno a un tavolo scrivendo documenti che quasi nessuno leggerà mai? Dal cuore del cattolicesimo francese un segnale ben chiaro è giunto.