Chiesa
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E ora i vescovi che fanno sul fine vita?
Per il Papa, non tutto ciò che è legale è morale. Guai per chi spera nella legge
29 SET 26

Papa Leone XIV a Lourdes (Tom Nicholson/Getty Images)
Quando un Papa parla, parla al mondo e non agli astanti che, pur numerosi che siano, rappresentano sempre una piccola parte dell’immenso gregge che costituisce il Popolo santo di Dio. Il fatto è questo. Domenica, a Lourdes, Leone XIV ha incontrato i malati e ha detto loro che “per alcuni di voi, a causa di particolari patologie e di dolori talvolta terribili, l’orizzonte può apparire cupo, incerto, senza via d’uscita. Ma nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità. Al contrario, è proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. È impossibile considerare normale togliere la vita. Ciò che è legale non è necessariamente morale”. Il riferimento era ovvio, benché certa stampa mainstream, quella che trova riferimenti allo smaltimento dell’immondizia differenziata anche in un discorso all’Unesco, abbia tergiversato. Il Papa ce l’aveva con la legge sull’eutanasia approvata dall’Assemblea nazionale, ben condivisa anche da Emmanuel Macron e meno dal suo primo ministro, Lecornu. Siccome, appunto, il Papa parla al mondo, si pone un problemino per l’Italia: che si fa ora con i vescovi – e non sono certo pochi – che alle nostre latitudini hanno fatto capire, più o meno apertamente, di tifare per una legge nazionale sul fine vita? Le leggi sono legali per definizione ma, ha detto Leone, non è affatto detto che siano morali. Siccome il Papa ha parlato di dignità della persona e ha sottolineato che “è impossibile considerare normale togliere la vita”, è evidente che anche le norme regionali italiane non vanno bene. Prevost ha chiarito i contorni della faccenda. Bisogna, ha osservato, “sviluppare senza sosta le strutture di cura palliativa e di ricerca” e “accompagnare con tenerezza i malati, al servizio della dignità della persona umana, affinché il mondo abbia la vita”. E la falsa compassione, almeno per Leone, vale anche quando si parla di “suicidio assistito”.