Il Papa a Metz: "Né riarmo né ingenuo irenismo"

Si è chiuso con la messa nella cattedrale di Metz, il viaggio di Leone XIV in Francia. Prima, il discorso sull'Europa ricordando il padre fondatore Robert Schuman

28 SET 26
Ultimo aggiornamento: 17:56
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Roma. La telecamera indugiava sui volti di principi e coprincipi, granduchi e presidenti, eccellenze ed eminenze, mentre il Papa parlava di Europa e delineava “la figura del venerabile Robert Schuman”. Non volava una mosca, i volti erano ben svegli e attenti e non solo perché era la tarda mattinata di Metz, alta Francia. Già questo basterebbe per rilevare la solennità del momento, una laicissima liturgia che vedeva il Romano Pontefice citare i Padri fondatori e dire che il futuro dovrà essere proprio quello delineato da Schuman, un’Europa “riconciliata, unita e forte” che “diventi d’ora in poi il motto per le giovani generazioni, desiderose di servire un’umanità finalmente liberata dall’odio e dalla paura, che reimpara, dopo troppo tempo di divisioni, la fratellanza cristiana”. Qual è questa Europa, così cara al venerabile e prossimo beato? Quella che, ha detto Leone XIV, “si basa sul rispetto del diritto internazionale che, a differenza dei diritti nazionali, non può essere imposto con la forza da uno stato, ma si fonda sul principio universalmente riconosciuto secondo cui pacta sunt servanda”. E accanto al diritto internazionale c’è il multilateralismo, “miglior antidoto alla volontà di dominio”. Il tempo che viviamo è quello che è, con “le relazioni umane e fra gli stati” che “si fanno sempre più barbare. Il valore della parola data è disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno. L’Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo coltivare e preservare”. 
Servono “realismo e coraggio”, l’anelito alla pace va custodito e coltivato, e ci mancherebbe che un Papa che della pace disarmata e disarmante ha fatto il suo slogan post elezione non lo dicesse. Però bisogna andare in profondità, oltre le marcette in strada tra sudari a favor di telecamere e presenze in talk-show serali: “La ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo. Al contrario, le parole di Schuman sono quanto mai attuali: ‘La pace mondiale non può essere salvaguardata senza sforzi creativi proporzionati ai pericoli che la minacciano’”. Al contempo, il Papa ribadisce il suo no al riarmo, che definisce una “illusione”: “Favorire la pace è un’opera attiva” e “oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo ‘sforzi creativi’ per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di ‘arginare l’emorragia della guerra’ e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire”. Qui, con rispetto, si potrebbe far notare che il principio è giusto e perfino sacrosanto, ma che per dialogare come auspicava Schuman bisognerebbe essere quantomeno in due: Emmanuel Macron, nel suo intervento, ha parlato di aggressione russa all’Ucraina. Con Zelensky, l’aggredito, dialogare si può. Chi dice niet, sta qualche migliaio di chilometri più a nord, lungo la Moscova. L’Europa che delinea il Pontefice di Chicago è cristiana: “Non si può quindi parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo. Robert Schuman ne era ben consapevole quando affermava: ‘Il cristianesimo ha insegnato l’uguaglianza di natura di tutti gli uomini, figli dello stesso Dio, redenti dallo stesso Cristo, senza distinzione di razza, colore, classe o professione. Ha fatto riconoscere la dignità del lavoro e l’obbligo, per tutti, di impegnarvisi. Ha riconosciuto il primato dei valori interiori che, soli, nobilitano l’uomo. La legge universale dell’amore e della carità ha fatto di ogni uomo il nostro prossimo, ed è su di essa che da allora si basano le relazioni sociali nel mondo cristiano”.
Anche a Metz, il Papa è tornato sulla laicità, uno dei temi forti che hanno dominato il trionfale viaggio in Francia. Stavolta ha citato l’articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che incoraggia “un dialogo aperto, trasparente e regolare con le Chiese”. Rilevante, perché “la laicità che regola la vita degli stati non implica solo il carattere non confessionale delle istituzioni civili, ma presuppone una vera collaborazione tra le parti, così come il rispetto, da parte delle autorità statali e comunitarie, dell’autonomia delle Chiese e la promozione della loro libertà di organizzazione, di espressione e di culto”. In fin dei conti, ha detto Leone, “si tratta di risalire alla fonte dei valori che costituiscono il fondamento della convivenza civile, cioè i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza e dello stato di diritto”. Dopo la messa nella cattedrale di Metz (vi ha partecipato pure il presidente, nonostante i programmi originari non prevedessero la sua presenza), il Papa è ripartito alla volta di Roma. Salutato da Macron e consorte, da un reparto di ussari e dal tramonto benevolente della Mosella.