Il debutto di Leone in Francia è un attacco alla sacra laïcité

Fine vita, laicità, guerra e pace. Intensissima la prima giornata del Papa nel paese transalpino. Domani, dopo la messa in Place de la Concorde, la partenza per Lourdes. Lunedì, si volta a Metz

25 SET 26
Ultimo aggiornamento: 18:07
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Leone XIV all'Eliseo

Roma. No, il clou della prima giornata di Leone XIV in Francia non è la battutina su Trump (“Qui siete benvenuti”, ha detto ai giornalisti in aereo). C’è stato molto altro. Il Papa atterra a Orly accolto da Emmanuel Macron, va all’Eliseo e subito dice che “a volte constato con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata”. I movimenti pro life, attivissimi, non attendevano altro che una parola del Pontefice. Che è arrivata già al primo discorso. Leone XIV ha insistito molto sul tema della laicità, dogma inscalfibile della République: “Una giusta laicità non consiste nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinché il mondo abbia la vita”. Ancora, il cristiano “coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista o una minaccia all’unità della patria. Infatti, la vera laicità non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa”. Terminando il suo discorso, a chiarire i termini della questione, il Papa ha detto: “Desidero esprimervi ancora una volta la mia gratitudine per questo incontro che, per riprendere le parole pronunciate da vostra eccellenza ai vescovi di Francia nel 2018, evidenzia come ‘una Chiesa che pretenda di disinteressarsi delle questioni temporali non adempirebbe appieno alla propria vocazione; e un presidente della repubblica che pretenda di disinteressarsi della Chiesa e dei cattolici verrebbe meno al proprio dovere”. Macron ascoltava la reprimenda papale poco distante, nella Sala delle feste dove s’è rivisto Nicolas Sarkozy. Il Papa ha rimarcato più volte il ruolo della Chiesa, arrivando a ricordare che “l’anima della vostra patria si è sviluppata attingendo dal cristianesimo un genio spirituale, culturale, intellettuale, artistico e missionario che oggi splende in tutto il mondo”. 
Ha sottolineato che “l’instancabile opera della Chiesa cattolica, attraverso la ricchezza delle sue espressioni e istituzioni, è certamente preziosa e lodevole per il benessere dell’intera società”. Con un richiamo ratzingeriano, ha detto che “cultura e fede si presentano come i pilastri che favoriscono l’armonia tra diversi popoli e religioni al servizio della pace e della mediazione tra gli uomini” e “anche in questo ambito l’educazione costituisce una sfida particolarmente importante”. Ha menzionato l’umanesimo “che cercava di unificare l’eredità greco-romana e la fede cristiana”, l’Illuminismo e le sue conquiste, “in particolare la libertà religiosa”. E Poi la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che “ha avuto lo scopo di creare una coscienza generale della dignità inalienabile della persona umana”. Ha citato Georges Bernanos che “intuiva il rischio di vedere l’obbedienza cieca e l’irresponsabilità diventare padrone di un ‘Paradiso delle macchine’, quindi si è soffermato sull’intelligenza artificiale e sulla sua enciclica, Magnifica humanitas. Ma Leone ha parlato anche di pace e di guerra: “Vi esorto a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola ‘inevitabile’, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare società pacifiche, rispettose della dignità e dei diritti della persona e dei popoli”. Di questo ha parlato anche nel primo pomeriggio, quando si è recato alla sede dell’Unesco. Qui, ripercorrendo le parole contenute nel Preambolo della Costituzione dell’organismo, scritte nel 1945, ha detto che allora “l’umanità aveva capito che il progresso scientifico, quando è separato dalla saggezza, può trasformarsi in arma devastante; che la cultura, quando si piega all’ideologia, può diventare menzogna e propaganda; che l’educazione, quando rinuncia alla verità, degrada a strumento per manipolare le coscienze. La pace – ha aggiunto Leone XIV – non può essere costruita soltanto con i trattati, né attraverso compromessi tra forze opposte. La pace è vera quando scaturisce dalla virtù della giustizia più che da un mero contratto, da una volontà retta piuttosto che da un instabile equilibrio di interessi”. Il Pontefice si è soffermato su un paradosso: “Mentre l’intelligenza viene attribuita ai sistemi computazionali, fatichiamo a riconoscere la dignità inalienabile delle persone umane, le cui vite vengono valutate con il criterio dell’efficienza e, quando ritenute non più produttive, respinte e scartate”. L’essere umano, ha detto ancora il Papa, “è certamente colui che nasce, ma è pure colui che muore. La nostra dignità non è distrutta dalla malattia o dal dolore, né dipende dalle prestazioni di cui una persona è capace. Al contrario, richiede cura amorevole in ogni fase della vita”.
Il momento più intenso è stato l’ingresso nella cattedrale di Notre-Dame, primo Papa a metterci piede dopo la ricostruzione seguita all’incendio. Leone ci è arrivato dopo un tragitto in auto scoperta, salutato da una buona presenza di fedeli, cosa non scontata nella Ville Lumière. Nell’omelia pronunciata in occasione dei Vespri, il Pontefice ha parlato anche di liturgia, uno dei temi più sensibili nella quotidianità della vita cattolica francese. Quello di Leone è stato un appello affinché “le celebrazioni liturgiche siano sempre vissute con dignità e decoro, anche laddove si radunano comunità più piccole. Siate eredi consapevoli dei Padri e dei Santi della Chiesa che lungo tutti i secoli ci hanno trasmesso il significato profondo e la bellezza della liturgia, testimoniando sempre una grande umiltà davanti al Mistero celebrato. La gioia eucaristica si afferma e si diffonde dove l’armonia è ritrovata, dove la dignità rinasce, dove l’autorità si fa servizio, dove la libertà si rimette in cammino. E’ il dono più grande che possiamo condividere. Mettete dunque al di sopra delle vostre personali sensibilità la comunione col successore di Pietro e con la Chiesa, per coltivare l’unità del popolo di Dio. Insieme, saremo la profezia che un mondo riconciliato è possibile”.
In serata, la grande veglia di preghiera con i giovani allo stadio di Saint-Denis: i settantamila biglietti sono andati esauriti in quindici minuti. Domani, messa in Place de la Concorde e poi partenza per Lourdes. Lunedì il trasferimento a Metz, patria di Robert Schuman.