Chiesa
LE TENSIONI CON MACRON •
Dopo la Spagna, il Papa è pronto a conquistare la laica Francia
Tra una settimana, Leone XIV metterà piede in Francia per quello che si prospetta come uno dei viaggi più significativi del suo primo scorcio di pontificato. Per la messa in Place de la Concorde sono attese almeno 660 mila persone
19 SET 26

Roma. Tra una settimana, Leone XIV metterà piede in Francia per quello che si prospetta come uno dei viaggi più significativi del suo primo scorcio di pontificato. Terra secolarizzata con la laïcité eretta a verità dogmatica ma al contempo attraversata da un risveglio religioso cristiano che si constata nei numeri in costante crescita dei battesimi fra gli adulti. In quattro giorni il Papa sarà a Parigi, Lourdes e Metz. Celebrerà una messa in Place de la Concorde, pregherà con i giovani allo Stadio di Saint-Denis, reciterà il rosario alla Grotta di Massabielle e parteciperà alla suggestiva processione con le fiaccole là dove l’Immacolata si palesò a Bernadette Soubirous. Sarà all’Unesco e, infine, nella città di Robert Schuman. Proprio quest’ultimo appuntamento, inatteso fino alla pubblicazione dell’itinerario, è uno dei più attesi. La stampa francese da giorni rimarca l’analogia con quanto fece Giovanni Paolo II nel 1988, che si recò proprio a Metz ricordando il travaglio di quella regione (l’Alsazia-Lorena), contesa per secoli e teatro di conflitti tra i più cruenti. Ma lì, sottolineò Wojtyla, furono piantate anche le radici della futura integrazione europea.
Giovanni Paolo II parlò di libertà in un tempo in cui la Cortina di ferro c’era ancora, benché arrugginita. Leone XIV richiamerà l’importanza dell’Europa, del suo ruolo nel mondo, il che appare assai rilevante e interessante (soprattutto per la declinazione che ciò assumerà nelle parole del Pontefice) in tempi in cui l’Unione è minacciata dai droni putiniani e dai dazi trumpiani. Parlerà anche di radici cristiane, tema divenuto sempre più tabù dopo che un quarto di secolo fa il cattolico Valéry Giscard d’Estaing lasciò cadere la supplica di Giovanni Paolo II di ricordare tale origine nel preambolo della Carta costituzionale comunitaria che poi, comunque, non vide la luce? La settimana scorsa, al Collège des Bernardins, teatro di uno dei più grandi discorsi di Benedetto XVI sull’anima cristiana del Vecchio continente, il cardinale Reinhard Marx ha rimarcato con forza le radici cristiane dell’integrazione europea. Radici che sono “innegabili”, ha detto, aggiungendo che un’Europa democratica non è concepibile senza i princìpi cristiani della carità e della misericordia. Emmanuel Macron ha invitato i leader dell’Unione europea a Metz, nonostante qualche perplessità vaticana: l’attivismo del presidente – che voleva conferire la Legion d’onore al Papa, organizzare una cena di gala all’Eliseo e l’accompagnamento non richiesto a Notre-Dame – è stato frenato spiegando, in maniera cortese ma decisa, che trattasi di viaggio apostolico e non di visita di stato. Dall’Eliseo hanno negato attriti, le loro erano solo “proposte” respinte da Roma, ma insomma: non tutto è stato preparato secondo i piani parigini. Tuttavia, ha detto ieri il direttore della Sala stampa vaticana, c’è la disponibilità anche per qualche incontro bilaterale, benché al momento non si sappia con certezza chi ci andrà e chi no. Folta la delegazione vaticana, segnata però dall’assenza del segretario di stato: il cardinale Pietro Parolin, infatti, sarà impegnato a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
A ogni modo, sia il cardinale Aveline sia il cardinale François-Xavier Bustillo, vescovo di Ajaccio, cercano di andare oltre i problemi e le tensioni: “Lo stato e la Chiesa non sono adolescenti. Hanno la capacità di parlarsi. La Chiesa non è settaria. Emmanuel Macron è il benvenuto alla messa a Place de la Concorde. E’ una celebrazione con la comunione, non andremo certo a predicare la separazione”, ha detto Bustillo. Più che alle polemiche si preferisce guardare ai numeri, straordinari, circa la partecipazione annunciata ai grandi eventi. Settantamila alla Veglia con i giovani, con i biglietti esauriti in quindici minuti. Seicentosessantamila alla celebrazione eucaristica in centro a Parigi – nonostante qualche polemica laicista che non avrebbe voluto vedere lì il Papa e i suoi “adepti” –, tant’è che al perimetro originario è stata aggiunta Avenue de la Grande Armée. E a sentire il cardinale Aveline è proprio questo che interessa di più al Papa: capire come sia possibile che, nonostante il dominio della secolarizzazione, ci sia ancora un popolo entusiasta e fedele. Molto più vivo che altrove, dove invece tra un sospiro e uno sbadiglio si continua a parlare di cristianità e ci si autodefinisce “paese cattolico” solo perché la domenica mattina si trasmette in tv l’Angelus da piazza San Pietro.