Così le Chiese in Germania hanno perso il loro popolo

Il saggista Alexander Grau: “Dire che chi vota Alternative für Deutschland non è cristiano non riavvicinerà quanti hanno scelto l’estrema destra”. I rischi e le prospettive dopo il trionfo in Sassonia-Anhalt

12 SET 26
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Roma. Nessuna possibilità di confronto, mediazione o comprensione. “Alternative für Deutschland è chiaramente nazionalista e völkisch e non c’è spazio per questo pensiero né dentro né fuori dai luoghi di culto, né nel cristianesimo né nell’ebraismo né nell’islam”. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca, mons. Heiner Wilmer, è stato chiarissimo all’indomani del successo della destra estrema in Sassonia-Anhalt.  Parole, pronunciate davanti a esponenti della Cdu e dell’Spd, che hanno tirato una linea rossa che sarebbe bene non oltrepassare, a suo dire: non è questione di destra o di sinistra, ma di reagire quando la solidarietà umana è messa in pericolo. “Siamo in disaccordo quando le istituzioni democratiche vengono indebolite”, ha aggiunto. E’ il pericolo del ritorno nazista, delle sue teorie mai del tutto rimosse, e le Chiese (la protestante e la cattolica) hanno deciso di giocare la partita esistenziale: in gioco c’è la libertà, dicono.
Un errore di prospettiva, secondo Alexander Grau, giornalista, scrittore e filosofo che da anni tiene una rubrica su Cicero, la bibbia del conservatorismo intellettuale tedesco. “L’AfD non è un partito nazionalsocialista”, dice al Foglio: “Non vuole annientare fisicamente una minoranza etnica, non vuole conquistare uno ‘spazio vitale’ a est, non è militarista e non vuole nemmeno abolire la democrazia o il parlamentarismo. L’AfD elegge democraticamente i propri dirigenti e non per acclamazione. I suoi elettori non vogliono un nuovo 1933, ma piuttosto tornare agli anni Ottanta, quando, dal loro punto di vista, il mondo era ancora in ordine, le strade erano sicure e nelle piazze non c’erano migranti che bighellonavano”. Un qualcosa di simile ai tanti partiti a vocazione securitaria che nell’ultimo decennio sono sorti in Europa, benché ciascuno con un proprio focus di riferimento che non necessariamente è lo stesso del partito affratellato, come ha ben spiegato sulla Stampa Giovanni Orsina? “Alternative für Deutschland è un movimento di protesta contro il predominio, durato decenni, del pensiero woke e della cultura di sinistra e liberal-progressista nel dibattito pubblico. Le persone non vogliono che ideologi di sinistra impongano loro regole linguistiche o di pensiero. In risposta, la sinistra politica cerca di bollare tutte le posizioni non di sinistra come ‘fasciste’ o almeno come disumane. E’ un trucco trasparente per intimidire gli elettori moderati e borghesi”, osserva Alexander Grau, convinto anche che la tesi del partito confinato in qualche land dell’ex Ddr sia limitata e incapace di dar conto pienamente dei fatti. “AfD sta ottenendo successi anche nella Germania occidentale. Tuttavia è vero che nell’est – e questo è stato a lungo sottovalutato – esistono in parte forti riserve nei confronti della cultura occidentale. E’ vero che, a partire dagli anni Sessanta, anche l’occidente era un modello nella cultura giovanile della Ddr: i jeans, la musica rock, la moda. Ma il modo di pensare occidentale non è mai realmente arrivato lì. In un certo senso, nell’est si è rimasti molto tedeschi, mentre i tedeschi occidentali si sono aperti, come gli italiani, i francesi, gli olandesi e altri europei, alla cultura quotidiana americanizzata”.
A giudizio del commentatore conservatore, “il fatto che, negli anni successivi al 1990, i tedeschi dell’est siano stati di fatto privati del potere nel loro stesso paese e che tutte le posizioni dirigenziali siano state occupate da tedeschi dell’ovest non ha certo contribuito a promuovere l’immagine positiva dell’occidente. Questo spiega anche perché l’AfD nella Germania occidentale sia liberal-conservatrice e filo-atlantica, mentre nell’est sia nazional-conservatrice e mostri simpatie per la Russia. Il fatto, tuttavia, che l’AfD sia riuscita a espandersi in tutta la Germania dimostra che le ragioni del suo successo sono presenti a livello nazionale. E queste ragioni risiedono soprattutto nella migrazione, come mostrano tutti i sondaggi”. Il vescovo Wilmer ha detto che la paura rafforza “il desiderio di certezze, di risposte semplici e di patria” e ha aggiunto che sì, il fattore religioso sta diventando sempre più riconoscibile. Proprio per questo, bisogna prestare attenzione all’uso che se ne fa: “Dove la fede diventa ideologia e il linguaggio religioso alimenta la paura o mette le persone l’una contro l’altra, perde la sua verità”. Ma una risposta di questo tipo può essere sufficiente di fronte alle sfide del nostro tempo, che osserviamo in Germania e anche altrove, non soltanto in Europa? Risponde Grau: “Ciò che è corretto nella dichiarazione del vescovo Wilmer è che, di fronte alla digitalizzazione e alla globalizzazione, le persone hanno bisogno di sentirsi a casa e di avere sicurezza emotiva. Questo può comprendere anche aspetti religiosi. Per questo nell’AfD si trovano molti cattolici conservatori. Qui si manifesta una nostalgia per la tradizione che forse ha meno a che fare con la fede in senso stretto, ma molto con il bisogno di riti religiosi e di elementi culturali. Le Chiese non riescono a rivolgersi a queste persone. Al contrario, le offendono e le allontanano, accusandole – come fa il vescovo Wilmer – di alimentare la paura e di mettere le persone le une contro le altre. E’ fatale. I cristiani conservatori hanno l’impressione che per i vertici delle Chiese un’etica secolare e universale e il dialogo interreligioso siano più importanti di un cristianesimo chiaramente definito e riconoscibile. Temo che questo conduca – analogamente a quanto avviene sul piano politico – alla radicalizzazione e alla nascita di scissioni conservatrici all’interno di entrambe le grandi confessioni. Qui le Chiese stanno evidentemente fallendo”.
Il giornalista e teologo Rolad Noé, in un commento apparso su Kath.net, definisce ipocrita la posizione dei vescovi. Prende spunto dal comunicato congiunto delle Chiese all’indomani del successo di AfD, quello in cui si assicurava che “non taceremo se la dignità umana sarà violata” e si chiede come mai, pochi giorni fa, nessuno della diocesi di Fulda abbia detto alcunché – neppure un saluto – ai partecipanti alla marcia per il diritto alla vita lì organizzata. La dignità vale a giornate alterne, dunque? E’ ovvio che poi, spiega Noé, quando c’è da votare, il richiamo di vescovi e pastori non venga neppure preso in considerazione. E si spiega così, probabilmente, anche il fatto che tra i cattolici e i protestanti della Sassonia-Anhalt si è preferito votare non solo l’AfD, ma anche formazioni distanti come l’Spd e i Verdi anziché il centro democratico-cristiano rappresentato dalla Cdu. Perché le Chiese non riescono a raggiungere il proprio popolo? “Per capirlo – dice Alexander Grau – bisogna sapere che le Chiese non svolgono alcun ruolo nella Germania orientale. La Germania orientale è la regione più secolarizzata d’Europa. Inoltre, l’attuale Sassonia-Anhalt è il cuore della Riforma protestante. Wittenberg si trova qui. Questo favorisce ulteriormente la distanza dalle Chiese. Il cattolicesimo qui non ha alcun peso. Del resto, le Chiese in Germania – prima i protestanti, poi i cattolici – si sono spostate molto a sinistra sul piano politico. Le Chiese ufficiali sostengono posizioni sociopolitiche analoghe a quelle dei Verdi e della Spd. E’ questo il motivo per cui ormai riescono a raggiungere a malapena le persone di orientamento conservatore. In parte, queste persone non si vogliono nemmeno più raggiungere e si arriva a dichiarare che chi vota AfD non può essere cristiano”.