Chiesa
CHIESA DISORIENTATA •
I vescovi si sono dimenticati di Vannacci
Colpi su colpi a Meloni, dalla giustizia all'immigrazione. Sul programma dell'ex generale, invece, silenzio. Solo qualche rapido ammonimento e distinguo

Roberto Vannacci
Roma. C’è un silenzio che fa parecchio rumore, in Italia. Ed è quello della Chiesa italiana rispetto ai programmi annunciati in ogni sede – perfino a Cernobbio – dall’ex generale Roberto Vannacci. Quest’ultimo parla di remigrazione, di disabili da destinare a classi “separate”, di imprimere all’Italia una svolta securitaria e identitaria, memore di quando i treni arrivavano in orario. Insomma, contenuti amalgamati in quella che Mario Monti ha definito “retorica fascista” che pare scaldare assai l’elettorato italiano, che di settimana in settimana premia nei sondaggi l’ambizioso Futuro nazionale. E la Chiesa? Non pervenuta. Nessuna battaglia per strada, niente opuscoli come quelli diffusi in Sassonia-Anhalt in tempo di quaresima per avvertire sui rischi di un’eventuale vittoria di Alternative für Deutschland. Certo, qualche vescovo ha parlato (su richiesta), ma quando il graduato in pensione ha definito san Paolo “un camerata”, a protestare con forza è stato un gruppo di undici sacerdoti, quelli riuniti nella fondazione “Interesse uomo” che lavora nel campo del contrasto all’usura e al sovraindebitamento. “Associare la figura di san Paolo a un termine storicamente legato a ideologie totalitarie e di parte, per di più all’interno del programma di una fazione politica, rappresenta una grave e inaccettabile strumentalizzazione della fede”. E sì che dall’altra parte i presuli sono spesso finiti nel mirino. Si pensi all’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, che dopo aver definito i migranti “la nostra salvezza, la nostra benedizione e guai se non ci fossero!”, s’è beccato l’intemerata di un comitato vannacciano: quello del vescovo è “un discorso legittimo ma personale”. Un discorso “non da vescovo, perché differente dall’insegnamento della Chiesa”. Il referente in loco, Emilio Giuliana, si è ritirato in preghiera per mons. Tisi “perché si converta alla fede cattolica”. Pure sulle teorie relative ai disabili da confinare in classi ad hoc: mugugni, indignazione e qualche protesta, ma con eleganza e tatto. “Pur nel rispetto di ogni opinione e di ogni scelta politica qui è in gioco una visione culturale della vita. Queste affermazioni ci riportano ai periodi più bui della nostra storia. Mi permetto di dire, con Papa Francesco, che l’inclusione è segno di civiltà”.
A dirlo era stato, la scorsa primavera, il vicepresidente della Cei, mons. Francesco Savino, uno che invece quando c’è da tuonare contro caporalato, discriminazione lgbtqi+, autonomia differenziata e separazione delle carriere è in prima fila, combattivo come non mai anche a costo di prendersi insulti e intemerate di quanti non la pensano come lui. Stavolta, invece, toni affettati e bon-ton istituzionale. E che dire del dialogo interreligioso, non proprio la cup of tea del vannaccismo? Quando il vescovo di Pinerolo, mons. Derio Olivero, ha preso le difese dell’imam Mohamed Shahin, il cui permesso di soggiorno era stato revocato con conseguente detenzione del Cpr di Caltanissetta prima che la Cassazione confermasse la scarcerazione ordinata dalla Corte d’appello di Torino, il “Team Vannacci” è insorto con una lettera pubblicata dai giornali locali in cui si legge quanto sia “scandaloso che un vescovo cattolico intervenga in difesa di un imam, anziché ricordare il valore della libertà religiosa, della tutela dei cristiani nel mondo e della nostra identità culturale europea”. E’ vero che nell’indignazione della legione fedele all’ex generale non ci sono le minacce che invece in Sassonia-Anhalt sono state recapitate, neppure troppo velatamente, alle Chiese locali (della serie, attenti a farci campagna contro che poi la pagherete cara), ma insomma: la lezione al vescovo in altri tempi avrebbe portato i confratelli a presentarsi davanti ai microfoni per esprimere pubblica vicinanza e solidarietà. Invece ci hanno pensato la Cgil, la Cisl, la Uil e l’Anpi a sostenere il presule con un comunicato in cui si sottolineavano le carenze vannacciane in fatto di catechismo.
Quel che stupisce di più, però, è il silenzio sulle politiche migratorie. Se Avvenire, che della Cei è il quotidiano di riferimento, quasi ogni giorno tuona contro le idee remigratorie e, più in generale, contro le tesi programmatiche di Futuro nazionale, stupisce ad esempio che un vescovo assai combattivo come mons. Gian Carlo Perego, già presidente di Migrantes e ben a conoscenza del problema, abbia scelto il basso profilo. Stupisce perché lui è stato in prima, primissima fila, a contestare la politica degli accordi del governo Meloni con l’Albania, “un’operazione vergognosa, immorale e anticostituzionale”: “673 milioni di euro in dieci anni in fumo per l’incapacità di costruire un sistema di accoglienza diffusa del nostro paese, al sedicesimo posto in Europa nell’accoglienza dei richiedenti asilo rispetto al numero degli abitanti”, tuonò dall’ideale pulpito, “673 milioni di euro veramente buttati in mare per l’incapacità di governare un fenomeno, quello delle migrazioni forzate, che si finge di bloccare, ma che cresce di anno in anno”. Lo stesso vescovo che arrivò allo scontro palese col governo di centrodestra, quando ironizzò sul Piano Mattei – “per onestà intellettuale”, meglio chiamarlo “Piano Meloni, per non confonderlo con il vero Piano Mattei” che era il risultato della “condivisione di un gruppo multidisciplinare di intellettuali cattolici e della sinistra democratica, aggregati intorno all’Università Cattolica di Milano”.
Ora, davanti a chi ammicca ai cultori della “purezza etnica tedesca”, sognando di adattare il modello all’Italia, non si notano tra i vescovi sussulti di grande impatto. Lo faranno a ridosso della campagna elettorale? E’ possibile, considerato anche che l’ex generale rispolvererà l’album di simboli cristiani per sostenere la sua agenda, dalla necessità di implementare il “patriarcato mediterraneo” al refrain delle vecchie radici cristiane dell’Europa fattasi meticcia. Tra rosari branditi e invocazioni a Lepanto, qualche vescovo probabilmente dirà la sua. Se non l’hanno ancora fatto, forse, è perché anche loro, dopo aver visto i video fatti con l’AI e postati sui social, hanno capito che il futuro nazionale prospettato alle nostre latitudini ha un lato maccheronico del tutto assente nella cupa Germania orientale.