Gogna finita, le accuse di violenza sessuale contro il cardinale Ouellet erano balle

Dopo quattro anni di indagini e processi, un giudice canadese condanna l'accusatrice del cardinale Marc Ouellet a risarcire il porporato di centomila dollari per "diffamazione e calunnia"

2 SET 26
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Il cardinale Marc Ouellet

Roma. Nel lontano agosto del 2022, la signora Paméla Groleau, nell’ambito di una class action contro l’arcidiocesi di Québec per abusi commessi nell’arco di diversi decenni, accusò il cardinale Marc Ouellet di approcci non consensuali (violenza sessuale ripetuta) verificatisi tra il 2008 e il 2010, quando il prelato era il locale arcivescovo. Scandalo pubblico, articolesse lunghissime, ritratti e mostrificazioni, pietre contro i preti e fuochi contro le chiese. Il tutto condito dal solito chiacchiericcio fatto di sospiri, confidenze, mezze rivelazioni. Film visto e rivisto, niente di nuovo. Quattro anni dopo, un giudice ha stabilito che era tutta fuffa, non era vero niente: le accuse erano infondate, il cardinale non ha fatto nulla e la signora è stata condannata a risarcire il calunniato con ben centomila dollari per diffamazione e calunnia. Il cardinale Ouellet ha preso atto “con gratitudine che la giustizia civile del mio paese ha riconosciuto che le accuse di violenza sessuale mosse contro di me erano false e formulate con una temerarietà estrema, equivalente a malizia, e che la persona in questione sia ritenuta responsabile delle affermazioni infamanti e diffamatorie rivolte contro di me e ampiamente diffuse a livello mondiale”.
Quattro anni di gogna per lui che all’epoca era prefetto del dicastero per i Vescovi, un posto in vista e di cruciale importanza nella curia romana, al punto che Papa Francesco fu costretto ad avviare un’indagine preliminare per capire se ci fossero elementi credibili nelle accuse. Il rapporto dell’investigatore, il gesuita Jacques Servais, demolì anche abbastanza in fretta l’impianto accusatorio: “Non c’è alcun fondato motivo per aprire un’indagine per aggressione sessuale” a carico “del cardinale Marc Ouellet”. A quel punto, il Papa non andò avanti: l’indagine canonica non si fece perché non c’erano elementi sufficienti per farlo. Il danno, però, era ormai fatto e l’immagine del cardinale infangata. La giustizia penale canadese andò avanti e man mano che venivano ascoltati i testimoni e si ricostruiva il tutto, emergeva l’infondatezza delle accuse. Le dichiarazioni della signora Groleau si rivelavano contraddittorie, al punto che al processo cambiò versione: il racconto iniziale pareva la trasposizione di un film soft porno degli anni Settanta: durante un’ordinazione, il cardinale l’avrebbe prima salutata e poi le avrebbe toccato il sedere in modo, va da sé, volontario. E ciò costituiva l’apice, il culmine di una “progressione” di comportamenti sempre più invasivi. La prima versione non parlava di alcuna progressione, ma di tre episodi di esplicita e acclarata violenza sessuale.
Il giudice ha ascoltato, valutato e  per lei non ha avuto pietà: il wokismo applicato alla Chiesa cattolica, un tempo di gran moda, non tira più come una volta, i pentiti sono sempre di più e anche nelle aule giudiziarie è progressivamente venuto meno il vecchio pregiudizio contro i preti e i loro superiori. I centomila dollari di risarcimento, ha fatto sapere il cardinale Ouellet, saranno devoluti alle organizzazioni che lottano contro gli abusi sessuali (quelli veri) subiti dalle popolazioni indigene in Canada.