Novecentomila presenze per un Meeting dove la politica è passata inosservata

Centocinquanta incontri, tredici le mostre e tredici gli spettacoli. Più di tremila i volontari coinvolti. La prossima edizione sarà dal 20 al 25 agosto. Il titolo, annunciato ieri, è “Pionieri coraggiosi per custodire l’umano”

27 AGO 26
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Si è chiuso ieri il Meeting di Rimini

Rimini, dal nostro inviato. La sensazione generale, che si respira a pieni polmoni tra le yogurterie, i tavolini dove si trangugiano “veri hamburger romagnoli” e perfino in coda per accedere alle toilette, è che questo sia stato un Meeting spartiacque. Quello del prossimo anno, e degli anni venturi, non potrà essere un ritorno al passato, al pre 2026. Lo spartiacque, il Mosè che ha diviso in due la storia di questo evento che a ogni fine agosto strappa dalle spiagge della riviera decine di migliaia di persone d’ogni età per catapultarle in Fiera, è stato il Papa. Lo si scriveva all’inizio della kermesse: è lui, Leone, il catalizzatore di ogni attenzione. E’ lui che ricorre nei discorsi su quel che di bello ha segnato questa edizione. I suoi ritratti campeggiano ovunque, con giganteschi “grazie” stampati perché li si veda a grande distanza. Le foto del suo arrivo sono già affisse tra i baretti e gli stand. 
Ha avuto anche un merito formidabile, il Pontefice agostiniano: ha ridotto a contorno quasi irrilevante il solito caravanserraglio di politici che occupano paginate intere sui giornali per i sei giorni fieristici. Calano sul Meeting per parlare di accise e salari, di assegni familiari e di programmi non più rinviabili per salvare e rifondare l’Europa in questo mondo iperglobalizzato che – dicunt – non è più quello di una volta. Assicurando, come sempre, che non si può più perdere tempo. Un punto stampa, qualche telecamera, una dichiarazione e via, appuntamento all’anno prossimo. Stavolta ci si chiedeva, seduti a un aperitivo: ma Salvini quando verrà, martedì o mercoledì? In altri tempi, l’avrebbe saputo anche il bambino di sette anni che correva con la maglia dell’Inter addosso tra la libreria per ragazzi e lo stand delle eccellenze gastronomiche calabresi. Questo Meeting dimostra ancora una volta che la gente viene qui non per assistere a un dibattito sul destino della segreteria federale leghista né per sapere se si andrà a votare con la legge elettorale vigente o con quella cui aspira la maggioranza di governo: si viene qui, e c’è chi ci viene per tutti i giorni, dalla mattina alla sera, macinando chilometri tra un padiglione e l’altro, spesso portandosi dietro un trolley dove infilare libri, gadget e qualunque cosa trovi nei vari padiglioni, per vivere un’esperienza che porta al cuore l’umano in tutte le sue dimensioni, gioie fatiche e dolori. C’è l’incontro sul risveglio della fede in Francia e ogni poltroncina è occupata. Si parla di Ucraina e ad ascoltare Yaryna Grusha e il vescovo di Kharkiv nella sala affollata non vola una mosca. Il vescovo di Helsinki, un basco finito in Scandinavia, non crede ai suoi occhi, estasiato da quel che ha visto (era alla sua prima riminese). Non si vorrebbe essere nei panni degli organizzatori, chiamati già a progettare l’edizione 2027. Ci sono voluti quarantaquattro anni perché tornasse un Papa e chissà quanto tempo ci vorrà perché ricapiti. Si può aprire con il capo dello stato, con il presidente del Consiglio, con Mario Draghi, con il patriarca di Gerusalemme (che ieri alle 19 ha chiuso il Meeting), ma insomma: non sarà la stessa cosa. L’unica è bandire subito confronti e parallelismi, compreso quello dei numeri, benché abbastanza inevitabile.
Fra un anno, saranno in tanti quelli che ricorderanno i sessantamila accorsi nell’afa d’un sabato agostano per urlare “viva il Papa”. Certo, sarà un anno elettorale e si sa che quando s’avvicinano le elezioni, il palco di Rimini diventa assai appetibile. Ma quando si apriranno le urne, in primavera o in autunno? A seconda della data, cambierebbe tutto: o enorme tribuna politica per ingraziarsi un popolo che la politica la mastica o, chissà, occasione di incontro per il futuro premier, chiunque sia. Troppo presto per saperlo, anche se tra poche settimane chi di dovere inizierà già a programmare il Meeting dell’anno prossimo. Tanto criticato dai palati fini e da qualche sepolcro imbiancato che, di solito, non ci ha mai messo piede. Ma che alla fine diventa uno degli appuntamenti più attesi dell’estate italiana, quasi fossero gli europei di nuoto o d’atletica. Qui, in sei giorni, le presenze sono state novecentomila. Centocinquanta gli incontri, tredici le mostre e tredici gli spettacoli. Più di tremila i volontari coinvolti. La prossima edizione sarà dal 20 al 25 agosto. Il titolo, annunciato ieri, è “Pionieri coraggiosi per custodire l’umano”.