La balena in croce

Una megattera crocifissa tra preti, chierichetti e altari. Il gusto kitsch del teatro tedesco. Ma c'è chi la difende: "E' spiritualità"

18 LUG 26
Immagine di La balena in croce
Qualche anno fa, il vescovo di Innsbruck, esperto d’arte – quella di solito in pochi capiscono – aveva pensato bene di disarticolare un vecchio crocifisso ligneo per farne un orologio: gli arti smembrati del povero Cristo erano divenuti le lancette. Un’altra volta, la passione artistica aveva spinto lo stesso presule a lodare una mostra viennese in cui a finire crocifissa era una rana. Stavolta, l’arte nei suoi richiami cristiani ha fatto discutere in Germania con l’opera teatrale “Timmy, la speranza muore per ultima”, del regista Alexander Klessinger, messa in scena ad Amburgo. La rappresentazione è ispirata alla vicenda della megattera Timmy, che la scorsa primavera commosse la Germania tutta: il mammifero era rimasto intrappolato sulle coste del Baltico e il paese visse un raro momento d’unità spirituale. La causa comune non era più la lotta all’AfD, ma il salvataggio di Timmy. Da qui, l’idea del regista: non siamo noi a salvare lui, ma è Timmy, a salvare noi. Come Gesù! Ecco allora che il salvataggio così inteso diventa la Passione. Timmy la megattera viene adorata, crocifissa e pure fatta a pezzi, “trasformata in bocconi sacramentali di grasso di balena”, scrive il Guardian dando conto dei particolari più macabri. E ovviamente è stata costruita una teologia raffinatissima al riguardo. “Nella sua sconfinata bontà Timmy è diventato un tramite per noi”, dice uno degli attori in scena, aggiungendo che “in lui abbiamo riposto ogni cosa, paure, senso di colpa, desideri, solitudine. Mentre dicevamo che dovevamo salvarlo, forse era lui a salvare noi”. Cristo sotto forma di balena, insomma. Sul palco, sacerdoti e chierichetti, perfino un altare. Lo Spiegel ha apprezzato, perché l’opera dimostra “quanto un pubblico secolarizzato sia disposto a cercare rifugio in strutture quasi religiose”. Rifugio in una megattera crocifissa. Lo spettacolo ha tutti i contorni d’una liturgia, che sarebbe sì cristiana a guardarla ma che poi si fonde in non si sa bene cosa: durante lo spettacolo venivano trasmesse le interviste alle persone accorse sul Baltico per guardare il cetaceo spiaggiato: “Voleva me, mi stava aspettando”, dice una donna in preda all’estasi. Un’altra è accorsa sul luogo del fatto per deliziare i presenti con un canto aborigeno che avrebbe “colmato le falle energetiche”
Le reazioni della Chiesa, al solito, tiepide e pare perfino assurdo dover disquisire di megattere in croce: “Qui si presenta un’immagine della Chiesa che non ha nulla ha che fare con la Chiesa che esiste realmente”, ha detto Joachim Valentin, direttore dell’Accademia cattolica Rabanus Maurus di Francoforte, all’agenzia di stampa Kna. “Noi adoriamo il redentore dell’umanità, non un sacrificio qualsiasi”, ha aggiunto. Secondo il liturgista Albert Gerhards, “trasporre la morte in croce di una balena è inappropriato. Per i cristiani, la morte di Gesù è un evento unico e irripetibile. Se questo motivo viene applicato ad altre spettacolari vicende di sofferenza, si rischia di svuotarne la specifica portata religiosa, rendendone il significato arbitrario”. Due settimane dopo la liberazione, Timmy è stato trovato morto al largo della Danimarca. Dei canti aborigeni neanche più l’eco. Si discute solo di quanti soldi (2 milioni di euro) sono stati spesi per la vana opera di salvataggio.