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Il fine vita rischia di rovinare il viaggio del Papa in Francia
Durissima reazione dell'episcopato francese dopo il via libera dell'Assemblea nazionale alla legge sul fine vita. A settanta giorni dalla visita di Leone XIV, l'annunciata mobilitazione imbarazza anche il cattolicissimo primo ministro Lecornu.
17 LUG 26

Macron in udienza dal Papa
Doveva essere il viaggio della riconciliazione dopo gli anni della scarsa sintonia fra Papa Francesco ed Emmanuel Macron, culminata con il no, grazie detto dal Pontefice in risposta all’invito per la messa-kermesse con cui è stata riaperta al culto Notre-Dame. Invece, il voto dell’Assemblea nazionale che ha dato il via libera alla legge sul fine vita mette un’ipoteca non irrilevante sul viaggio di Leone XIV oltralpe, fra Parigi, Lourdes e Metz. L’episcopato francese è battagliero come non mai e già giovedì sera, mentre in parlamento si stavano ancora contando i voti, diffondeva un lungo comunicato firmato dal presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Jean-Marc Aveline, e dai due vicepresidenti. “Questo 15 luglio 2026 segna una grave rottura nella storia del nostro paese”.
“Scegliendo di legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito – si legge nel comunicato –, i deputati hanno iscritto nella legge francese la possibilità di provocare la morte. Questa scelta rompe con la lunga tradizione della cura la cui vocazione è di alleviare la sofferenza e di accompagnare ogni persona fino alla fine naturale della sua vita”. Ce n’è anche per Macron, il quale “aveva annunciato un dibattito sereno, illuminato e rispettoso, ma è chiaro che le questioni politiche, ideologiche e senza dubbio anche economiche, mascherate da parole ingannevoli, hanno avuto ragione di questa ambizione. Una questione così essenziale per il nostro patto sociale meritava tuttavia che le conseguenze umane, mediche, etiche e sociali dell’eutanasia e del suicidio assistito fossero pienamente considerate”. I vescovi annunciano che la mobilitazione andrà avanti, intanto seguendo “con attenzione i ricorsi annunciati al Consiglio costituzionale”. L’obiettivo è di fare il possibile affinché sia garantito “il rispetto dell’etica nelle strutture impegnate nell’accompagnamento di persone in fin di vita e che escludono il ricorso all’eutanasia o al suicidio assistito”.
Che la questione sia delicata lo dimostra anche la presa di posizione delle Piccole sorelle dei poveri, impegnate fin dall’Ottocento nella cura – fino alla fine – degli anziani vulnerabili: “Preferiamo morire anziché dare la morte”, hanno detto le religiose alla Croix. Il sentimento è diffuso, la pressione sul primo ministro Sébastien Lecornu, cattolico che Macron definì “monaco soldato” (aveva pensato, in gioventù, di farsi benedettino), è forte: accusato di essere rimasto in silenzio per mesi, ora – a legge approvata – ha annunciato di ricorrere al Consiglio costituzionale per verificare se il provvedimento rispetti integralmente “la dignità della persona”. Nelle intenzioni di preghiera per il mese di luglio del Papa, pubblicate come sempre all’inizio del mese, Leone aveva sottolineato che “ogni persona è un dono sacro” che riflette il volto di Dio “dal primo istante della sua esistenza fino all’ultimo respiro del suo cammino sulla terra”. Concetti che peraltro aveva già richiamato un mese fa intervenendo al Parlamento spagnolo.
Il rischio di veder vacillare l’intesa cordiale fra l’attuale inquilino dell’Eliseo e la Santa Sede c’è e le occasioni per rimarcare la distanza sono ben cerchiate sul calendario dell’imminente viaggio in Francia: la grande veglia di preghiera allo Stade de France, venerdì 25 settembre, la messa in Place de la Concorde e sui Champs-Élysées del giorno dopo. Per non parlare di quel che il Papa potrebbe dire a Lourdes, dove la questione è assai sentita per ovvie ragioni. Padre Andrea Ciucci, cancelliere della Pontificia accademia per la vita, ha detto ai media vaticani che “i fratelli non possono togliere la vita ad altri fratelli. La fraternità è al servizio della vita, non della morte”.
Non pare tirare aria di riconciliazione, almeno per ora: il vescovo di Bayonne, mons. Marc Aillet, ha definito “l’aiuto a morire un’impostura”. Il fine della legge, ha detto, è di “legalizzare il suicidio assistito e l’eutanasia, parole che non compaiono né nel titolo né nel contenuto del testo”. In un’intervista a France Catholique, il presule ha aggiunto che “il sostegno pubblico a una legge gravemente contraria all’insegnamento morale della Chiesa pone un vero problema di coerenza ecclesiale. I parlamentari cattolici che hanno votato a favore di questa legge devono valutarne le conseguenze. Se sono consapevoli di questa incoerenza, non potranno più ricevere la comunione. La Chiesa è giustificata nel ricordarglielo, come hanno fatto alcuni vescovi negli Stati Uniti. Vorrei invitarli a un sincero esame di coscienza”.
In attesa dell’arrivo del Papa, i vescovi si preparano: “Al di là della disapprovazione”, scrivono nel comunicato già citato, “questo voto del 15 luglio ci invita quindi a un rinnovato impegno, con le famiglie, gli assistenti, i volontari, i caregiver, le associazioni, i cappellani, per testimoniare che un’altra strada è possibile, quella di una presenza fedele e di un accompagnamento attento che leniscono le sofferenze fisiche o psicologiche, senza mai abbandonare nessuno”. Il provvedimento è stato approvato in via definitiva con 291 voti favorevoli e 241 contrari.
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Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.
